E Chieti alta snobba anche i saldi

4 Gennaio 2015

Il primo giorno è davvero grigio ma i negozianti sperano ancora. Il più pessimista sbotta: città morta

CHIETI. La corsa ad accaparrarsi l’affare nel primo giorno dei saldi non si è certo vista, ma i commercianti del centro storico teatino sperano comunque che il periodo possa portare qualcosa in più nelle loro casse, soprattutto dopo che le vendite natalizie non sono andate molto bene proprio a causa dell’anticipo della stagione degli sconti invernali che ha fatto sì che molti acquirenti abbiano preferito attendere il periodo dei ribassi prima di comprare. «Stamattina c’è gente, speriamo che vada avanti così», dice a consuntivo della prima mattinata di saldi Antonello Cinosi, proprietario del negozio di calzature in via Pollione. «Natale non è andato un granché come vendite, speriamo di riuscire a rifarci. Ma, comunque, non ci facciamo molte illusioni: Chieti centro commercialmente è morta». Preferiscono, invece, vedere il bicchiere mezzo pieno, anziché mezzo vuoto, le titolari del negozio di pret a porter di corso Marrucino “Dudu”, Manuela Palombaro e Stefania Morano: «Chieti non è morta», sostengono, «perché la facciamo sopravvivere noi, volente o nolente». Le due titolari si dicono soddisfatte del cartellone delle manifestazioni organizzate dall’amministrazione comunale, ma aggiungono: «Speriamo che la città sia sempre accogliente come in questo periodo e non solo in prossimità delle elezioni». Ricade nel pessimismo, invece, un commerciante storico come Antonio Mancini, titolare del negozio di parrucchiere, estetica e profumeria “Ettore” in corso Marrucino, aperto dal padre nel lontano 1928: «Non è che è morta solo Chieti, il fatto è che non girano più soldi. E’ morto tutto il sistema. E lo Stato continua a non accorgersene, tartassandoci sempre di più». Alessandro Bonanni, titolare di una altro storico negozio, “Bonanni calzature” aperto nel 1920 sul Corso, cambia finalmente termine: «Chieti non è morta, è moscia». E non è che andiamo granché meglio, il leitmotiv è sempre lo stesso. Questa la ragione della “mosceria”: «I centri commerciali attirano molto la clientela grazie ai loro servizi accessori e Chieti alta è di difficile accesso, mancando soprattutto i parcheggi». Ma alla fine, anche per lui, il motivo principale è che «non ci sono più soldi da spendere». Non riusciamo a raccogliere impressioni positive neanche da un altro commerciante storico, Giovanni Mariani, titolare del negozio “Mariani Elena Mirò”. Per lui questa volta il commercio è «fermo» e la città «non è viva». Definizioni diverse, uguale la sostanza. «L’amministrazione comunale», suggerisce Mariani, «dovrebbe cercare di rivitalizzare il colle riportandoci, per esempio, gli universitari». Nei suoi 52 anni di attività nel commercio Mariani, infine, dice di non aver «mai incontrato un periodo nero come questo».

«Chieti alta è diventata una realtà davvero difficile da gestire dal punto di vista commerciale», testimonia Sara De Luca, proprietaria del negozio di abbigliamento “Istanti”. Per lei il problema principale è la concorrenza della grande distribuzione: «Io abolirei del tutto i saldi e li sostituirei con la possibilità di fare vendite promozionali durante tutto l’arco dell’anno, cosa che avviene nei grandi centri commerciali, senza neanche molto controllo». La pensa finalmente in maniera un po’ diversa Paola Prosperi, titolare del negozio di abbigliamento da 0 a 16 anni “Bebigi” di corso Marrucino, che, ad esempio, pedonalizzerebbe tutto il corso. «L’isola pedonale non blocca il commercio», dice a riguardo, «anzi credo che lo favorisca. Con il Corso chiuso al traffico, inoltre, si potrebbero realizzare molte manifestazioni che riportano il passeggio nel centro storico».