E Chieti spegne 3.197 candeline

12 Maggio 2016

Festeggiato in piazza della Trinità il più divertente dei compleanni

CHIETI. Tanti auguri, Chieti. La nostra città ieri, nel giorno del Santo patrono, ha spento le sue 3.197 candeline, che la pioggia per fortuna ha risparmiato.

A celebrare il super compleanno, ideato da La Voce dei Marrucini e dal suo direttore Ugo Iezzi, c’erano “I Cantori di Chieti” diretti dal maestro Giuseppe Pezzulo, nel centro della Trinità. È poi c’era l’arcinoto giornalista e poeta dialettale Mario D’Alessandro che, con un pizzico di sana goliardia, ha raccontato le origini mitiche di Teate. «Girolamo Nicolino, nella Historia della Città di Chieti, ci racconta che la fondazione della città avvenne l’11 maggio 1181 a.C.. Fate due conti e vedrete che arriveremo a festeggiare anche i 3200 anni».

La leggenda narra, infatti, che diciotto anni dopo la distruzione di Troia, Achille il Pelide veleggiò nell’Adriatico per trovare luoghi di ristoro e pace successivamente la guerra ventennale che aveva combattuto “per quella bella faccia di Elena” (così ironizzano dei simpatici volantini). Approdò nelle attuali terre abruzzesi e fondò Teate, in onore della madre Teti. Insomma, con l’accompagnamento delle musiche dell’orchestra (repertorio che spazia da canti alpini, canti tradizionali e più recenti) la festa è proseguita nello storico locale della città “Bar gelateria e pasticceria Trinità” (che ha allestito un ricco aperitivo) dell’altrettanto conosciuto Christos Cotsias, che ci dice: «Festeggiare il compleanno di Chieti mi rende orgoglioso, dopo tanti anni di attività. Siamo tutti teatini, un “gemellaggio” ormai consolidato. Il mio paese, la Grecia, e Chieti sono legati dalla storia».

Non poteva mancare la bandiera ellenica, allora, accanto a quella italiana e ai simboli di Teate, che hanno addobbato l’interno del locale. Una torta di tutto rispetto, poi, ha atteso chi festeggiava. Si respirava un’aria di gioia, di ricordi, di voglia di un pizzico di riscatto per la memoria storica. E quale occasione migliore per ricordare lo scultore Giacinto Diana, che scolpì una statua dell’eroe ora posta su una colonna del cortile municipale? Simboli di identità da non dimenticare.

Eppure la storia a volte sbeffeggia: «Un’altra statua in marmo finissimo dell’eroe fu trafugata da un signorotto spagnolo, ai tempi delle dominazioni» racconta D’Alessandro. Non può che nascere un motivo di orgoglio: riprendiamoci il busto di Achille! (e.r.)