E Confcommercio benedice lo stop ai lavori

8 Dicembre 2017

Direttore e presidente chiedono un consiglio regionale straordinario sulla crisi dei piccoli negozi

CHIETI. Confcommercio plaude alle prese di posizione della Regione e del Comune di Chieti contro Megalò 2. Ma non intende abbassare la guardia. Chiede perciò la convocazione di un consiglio regionale sulla crisi del piccolo commercio, anche alla luce della presenza della grande distribuzione.
«Abbiamo appreso delle iniziative da parte del presidente della Regione Abruzzo e dell’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Chieti», dicono il direttore regionale Celso Cioni e il presidente regionale Roberto Donatelli, «interventi tesi a bloccare l’inizio dei lavori dell’ennesimo colosso distributivo, peraltro in un’area urbanistica a concreto rischio esondativo, che per il momento scongiurano un ulteriore, enorme scempio urbanistico, edilizio e socio economico a danno dell’Abruzzo e per questo esprimiamo particolare soddisfazione. Tuttavia non possiamo permetterci di abbassare la guardia e per tale ragione richiediamo comunque al presidente del consiglio regionale la convocazione della massima assise abruzzese affinché proceda a fare il punto sulla grave crisi del piccolo commercio, anche alla luce della eccessiva presenza della grande distribuzione che assegna all’Abruzzo il primato nazionale ed europeo di superficie di metri quadri di grande distribuzione per abitante».
Secondo Confcommercio la presenza dei centri commerciali incide anche sul «drammatico fenomeno dello spopolamento e del degrado dei nostri centri storici: proprio in questi giorni sono stati resi noti gli esiti di studi che assegnano a Chieti il record negativo di chiusure nel centro urbano che dimostrano in modo evidente la nostra tesi».
Per Cioni e Donatelli è necessario «dare risposte adeguate all’entità di tale crisi che mette a rischio l’intero sistema distributivo del piccolo commercio abruzzese e migliaia di posti di lavoro a “costo zero” per i conti pubblici, a differenza di altri settori che richiedono ed ottengono milioni di euro per creare occupazione e poi lunghi periodi di cassa integrazione che costano e pesano sulle risorse finanziarie regionali».