E i capannoni in eternit restano senza acquirenti

19 Marzo 2018

CHIETI . È andata deserta l’asta per l’acquisto dell’ex conceria Cap di via Penne a 355mila euro: nessuno ha avanzato un’offerta per comprare i fabbricati cadenti di Chieti Scalo. È la seconda asta...

CHIETI . È andata deserta l’asta per l’acquisto dell’ex conceria Cap di via Penne a 355mila euro: nessuno ha avanzato un’offerta per comprare i fabbricati cadenti di Chieti Scalo. È la seconda asta che si chiude senza un compratore. E ora il complesso tornerà in vendita l’11 giugno prossimo, alle 12, nello studio dell’avvocato romano Raffaele Cappiello (il termine per presentare le offerte scadrà l’8 giugno): stavolta, il prezzo di partenza è 284mila euro.
Il mostro che svetta lungo l’Asse attrezzato a ridosso dell’uscita per il centro commerciale Megalò è al centro di un’asta giudiziaria incardinata al tribunale di Roma. La proprietà è di una società romana, la Revi srl, dichiarata fallita.
I rischi per l’ambiente provenienti dall’ex Cap sono noti da almeno 10 anni: se ne parla già in un’ordinanza del Comune risalente al 2008 all’epoca del sindaco Francesco Ricci. Quel documento denuncia «una contaminazione delle acque sotterranee da composti pericolosi quali solventi clorurati, idrocarburi pesanti e cromo 3» e segnala «un rischio di propagazione della contaminazione nella zona corrispondente a un raggio di circa 1.000 metri dal sito ex conceria». Da allora il tempo è passato ma la situazione è soltanto peggiorata tanto che, nei siti vicini, si registrano ancora contaminazioni da «alifatici clorurati cancerogeni» con «valori anomali» degli inquinanti.
Ora, dopo una conferenza dei servizi del 13 marzo scorso, il Comune chiede alla Regione di sostituirsi alla proprietà e di avviare la bonifica dell’ex conceria, considerata «sorgente di contaminazione». Ma si tratta di un costo enorme che, a oggi, nessuno sa ancora quantificare. Emerge da una perizia del tribunale di Roma, firmata dall’architetto Fabia de Pinedo: «Trattandosi di una ex conceria, si evidenzia che l’intero compendio può essere contaminato da agenti inquinanti di varia natura. È quindi probabile che il sito debba essere sottoposto, dopo verifiche, a idonea bonifica ambientale il cui costo non è possibile determinare in questa sede». È proprio per questo che l’immobile, in un’area avvelenata e «in pessimo stato di manutenzione e pericolante in più punti», potrebbe restare senza acquirenti: troppo alto il costo della bonifica. (p.l.)