E i centri massaggi al centro degli affari

Sette indagati per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione: la procura blinda le accuse
CHIETI. Non solo pellicce e vestiti importati illegalmente. Le ultime inchieste hanno svelato anche un altro affare illecito che si nasconde dietro le attività commerciali cinesi: il sesso a pagamento nei centri massaggi. La procura ha firmato il decreto di conclusione delle indagini preliminari: si tratta dell’atto formale che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Gli accertamenti sono stati portati avanti dai poliziotti della squadra mobile di Chieti, che hanno scoperto 5 centri massaggi a luci rosse: avvenenti donne asiatiche si prostituivano nei locali di Chieti scalo, Francavilla e Sambuceto. Un business illegale da migliaia di euro al giorno che veniva incentivato con tanto di annunci su internet, anche espliciti. Sette cinesi, di età compresa tra 30 e 54 anni, sono finiti nei guai – a vario titolo – per reati che vanno dallo sfruttamento al favoreggiamento della prostituzione. Altro che trattamenti per sciogliere la schiena e il collo: l’inchiesta ha svelato un’ampia platea di clienti pronti a pagare un extra per fare sesso, al di là delle prestazioni elencate nella lista “ufficiale” affissa alle vetrate e offerte in stanze ben arredate e con le luci soffuse. Cinque indagati, si legge sul capo d’imputazione, «con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, in qualità di titolari dei centri massaggi, reclutavano e assumevano alle proprie dipendenze, al fine di fare esercitare loro il meretricio», ragazze orientali. Non solo: hanno «tollerato, favorito e sfruttato la prostituzione» e pubblicato sui siti internet le offerte hard. È scattata anche l’aggravante perché «il fatto è stato commesso nei confronti di persone aventi un rapporto d’impiego». Per gli altri due indagati le accuse sono le stesse, fatta eccezione per il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione.

