E il caso consulenze va verso l’archiviazione

31 Agosto 2017

Le indagini della Finanza su dieci anni di gestione del Consorzio e sul buco di bilancio da 10 milioni

VASTO. Due vicenda giudiziarie si risolvono in favore del Consorzio di bonifica: il licenziamento dell’ingegnere addetto alla sicurezza e un’indagine della guardia di finanza sulla gestione dell’ente dal 2006 al 2015.
Il caso Buda. Fra le prime disposizioni del quarto commissario del Consorzio di bonifica Sud di Vasto, Franco Amicone, ci fu la revoca del contratto di assunzione a tempo indeterminato dell’ingegnere Gilda Buda responsabile della sicurezza della diga di Chiauci. Ieri il giudice del Tribunale di Vasto ha respinto il ricorso contro il licenziamento presentato dalla Buda. L’ingegnere era stata assunta con un contratto di 6 mesi dal precedente commissario, Rodolfo Mastrangelo, il 14 luglio 2016. Mastrangelo aveva trasformato il rapporto di lavoro della Buda a tempo indeterminato con la delibera commissariale del 23 dicembre 2016. Amicone ha più volte spiegato i motivi della revoca dell’assunzione. «L’annullamento è stato fatto per inosservanza dell’evidenza pubblica per il reclutamento del personale dettata dalla Legge della Regione Abruzzo n. 19/2013». Al posto della Buda il responsabile della sicurezza per la diga di Chiauci è l’ingegnere Tommaso Valerio.
Indagine della finanza. Nei giorni scorsi le fiamme gialle hanno riportato all’ente i documenti acquisiti un anno fa. L’inchiesta sarebbe stata archiviata. Sotto la lente della Procura erano finiti dieci anni di gestione dell’ente commissariato. I finanzieri avevano acquisito, durante ripetuti blitz, decine di faldoni che riguardano opere, progetti, incarichi e consulenze. La montagna di materiale è stata accuratamente controllata. Era stato il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, nel corso della visita a Vasto per illustrare gli interventi previsti nel Masterplan, a invocare ufficialmente un’inchiesta penale sul Consorzio di bonifica. Il nucleo operativo della Finanza aveva quindi acquisito documenti sulle gestioni che si sono succedute da Giuseppe Torricella a Fabrizio Marchetti, poi il commissario Sandro Annibali, sostituito nel settembre 2015 da Giampiero Leombroni che nel 2016 ha passato il testimone a Rodolfo Mastrangelo. Nel mirino degli investigatori era finito un buco di bilancio di 10 milioni. Altri atti riguardavano l’affidamento di incarichi a svariati progettisti e consulenti. L’ipotesi di accusa era di turbativa d’asta. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .