E il sindaco gela tutti: pronto a dimettermi

1 Aprile 2018

Schermaglie tra Forza Italia, Pd e M5S, Di Primio annuncia: deciderò quando andrà via D’Alfonso

CHIETI. In consiglio comunale si parla anche di dimissioni del sindaco Umberto Di Primio per la candidatura alla Regione. L’argomento lo tira fuori il consigliere del Pd Alessandro Marzoli che chiede direttamente a Di Primio se ha intenzione di dimettersi da sindaco. Lui risponde a tono e dice che dipende da quando si dimetterà il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, eletto senatore. E quindi conferma che ha intenzione di presentarsi alla Regione e di volerlo fare come candidato presidente. «La legge», spiega, «prevede che ci sono 120 giorni per decidere da quando il presidente della Regione in carica annuncia le dimissioni». Una strada, dunque, che appare segnata per Di Primio che, da candidato presidente o da candidato consigliere, intende lasciare il Comune per la Regione. L’assise civica, comunque, non ha fatto troppo caso all’annuncio, anche perché il battibecco tra sindaco e consigliere Pd è avvenuto quando era arrivato sui banchi dei consiglieri l’emendamento che modificava ulteriormente le nuove tariffe Tari. I consiglieri se lo sono trovato sotto agli occhi senza poter capire come erano state calcolate le nuove tariffe. Alessio Di Iorio del Pd ha chiesto la sospensione della seduta per approfondire l’emendamento. Sospensione che, però, non è stata concessa. La polemica è continuata con i consiglieri 5 Stelle Ottavio Argenio e Manuela D’Arcangelo che hanno fatto rilevare come le «sbandierate riduzioni Tari di poco più del 3% per le famiglie non sono nulla considerati gli aumenti del 23% del passato». I 5 Stelle hanno attaccato la maggioranza anche sulla seduta consiliare indetta di sabato santo: «Sono arrivati come al solito all’ultimo momento», ha detto D’Arcangelo, «senza che noi consiglieri avessimo neanche il tempo necessario per approfondire le tariffe. È un’amministrazione che è arrivata ormai al capolinea. Che sia con l’acqua alla gola lo dimostra anche la necessità di introiettare il più presto possibile i soldi delle tasse: cosicché anziché in cinque rate, l’ultima delle quali era a novembre, la Tari verrà riscossa in sole tre rate, l’ultima delle quali è a luglio». (a.i.)