E per l’Ateneo nuova batosta dal Garante

Violata la privacy nei controlli via web dell’attività dei dipendenti. Gli atti all’autorità giudiziaria
CHIETI. Ci risiamo. Il Garante per la protezione per i dati personali torna a bacchettare l’università d’Annunzio. Dopo la vicenda della pubblicazione della lista dei dipendenti che in passato sarebbero stati “strapagati” - pubblicazione sanzionata dal Garante che è valsa al direttore generale Filippo Del Vecchio una sessantina di querele e un rinvio a giudizio per diffamazione e violazione della privacy - l’ateneo ci ricasca un’altra volta.
Ad inguaiare l’università teatino-pescarese questa volta sono stati gli odiati controlli dell’attività via web. Quando il direttore generale Del Vecchio li introdusse attraverso un nuovo regolamento ci fu una sorta di sollevazione generale, finita con un esposto al Garante della privacy. Il Garante accoglie l’esposto e dà ragione ai dipendenti. Lo fa appellandosi ai «principi di necessità, pertinenza e non eccedenza del Codice in materia di protezione dei dati personali», principi che non consentono quelli che definisce «controlli massivi, prolungati, costanti e indiscriminati, come nel caso di specie». Alle esigenze di controllo e sicurezza che avrebbero spinto i vertici universitari ha controllare «meglio» l’attività in rete dei propri dipendenti, l’autorità garante replica dicendo che «in particolare, la memorizzazione dei dati relativi al Mac Address – che identifica l’utilizzatore del dispositivo informatico – e i dati relativi alla connessione ai servizi di rete in modo massivo e anelastico, in presenza della menzionata associabilità in via univoca all’utente, non risulta strettamente necessaria per la generica finalità di protezione e sicurezza informativa, ovvero per astratte finalità derivanti da possibili indagini giudiziarie». Insomma, secondo l’autorità in materia di protezione dei dati personale, la d’Annunzio ha dato luogo «a un trattamento dati eccedente rispetto agli scopi dichiarati». E perciò il Garante ritiene «illecito» il trattamento effettuato dalla d’Annunzio e lo vieta «con effetto immediato». Si avverte, inoltre, che tutti gli atti verranno inviati all’autorità giudiziaria «per la valutazione di competenza in ordine agli illeciti penali che riterrà eventualmente configurabili».
La decisione è stata presa nella riunione dello scorso 30 giugno alla presenza del presidente Antonello Soro, del vicepresidente Augusta Iannini, dei componenti Giovanna Bianchi Clerici e Licia Califano e del segretario generale Giuseppe Busia. L’università ha ricevuto il provvedimento ieri. (a.i.)

