E scoppia la protesta sulle attese: «Fino a 12 ore al pronto soccorso»

30 Marzo 2022

CHIETI . «Ho portato i miei zii ultraottantenni al pronto soccorso e li hanno lasciati ad attendere per oltre 12 ore». La denuncia è dell’ex sindaco di Catignano Francesco Lattanzio che non si...

CHIETI . «Ho portato i miei zii ultraottantenni al pronto soccorso e li hanno lasciati ad attendere per oltre 12 ore». La denuncia è dell’ex sindaco di Catignano Francesco Lattanzio che non si capacita della disavventura capitata ai suoi familiari. La vicenda parte nella giornata di lunedì, quando lo zio, trasportando bottiglie d’acqua per le scale, cade e si fa parecchio male. Il nipote chiama subito il medico di famiglia che si precipita dall’anziano e in pochi minuti lo soccorre, gli presta le prime cure, fa una prima diagnosi e lo manda al pronto soccorso per le cure specifiche.
È la moglie a decidere di andare al pronto soccorso dell’ospedale di Chieti e non a quello di Pescara, perché immagina che se il marito dovesse essere ricoverato, lei potrebbe raggiungere Chieti da sola con la sua auto senza passare in mezzo al traffico pescarese. E così zii e nipote da Catignano si dirigono a Chieti. Arrivano alle 16.30 e cominciano ad aspettare. «Non mi sembrava neanche che ci fosse chissà quanta gente», dice l’ex sindaco, «all’arrivo ho chiamato un’infermiera che subito ha messo a disposizione una sedia a rotelle per mio zio. Poi più nulla. Solo ore di attesa interminabile. Alle 21 mia zia mi ha rimandato a casa, sperando che ormai avrebbero preso subito in cura lo zio. Una volta finito tutto, sarei andato a riprenderli. Non potevo immaginare che sarebbe stato necessario così tanto tempo. All’una meno venti di notte ho ricevuto la telefonata di mia zia con cui mi avvertiva che finalmente il marito era entrato in pronto soccorso e che qualcuno si stava occupando di lui. Nel frattempo erano iniziati anche un po’ di dolori vari, provocati dalla caduta e dalle rotture che aveva riportato, ma la moglie non ha potuto dargli neanche un antidolorifico. Alle 4 e un quarto della notte qualcuno le ha detto che a causa della rottura del polso volevano fare altri accertamenti e che quindi avevano deciso di ricoverare mio zio. Alle 4 e mezza ho riportato mia zia a casa. Questa non è l’assistenza sanitaria di un paese civile», si sfoga l’ex sindaco, «parliamo di due ultraottantenni, non possono essere abbandonati così in un pronto soccorso. Capisco che probabilmente l’ospedale teatino ha grandi carenze di personale, ma a questo punto mi chiedo cosa stia facendo la Regione». (a.i.)
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