E spunta la telefonata choc al 118: «Di lei non me ne frega niente»

CHIETI. «Ma che me ne frega di mia madre! Voglio due investigatori sul posto». È la mattina del 19 ottobre di due anni fa. Cristiano De Vincentiis ha appena massacrato con 34 coltellate la madre...
CHIETI. «Ma che me ne frega di mia madre! Voglio due investigatori sul posto». È la mattina del 19 ottobre di due anni fa. Cristiano De Vincentiis ha appena massacrato con 34 coltellate la madre Paola. L’assassino prende il telefono, compone il 118 e risponde così all’operatore che gli chiede notizie sulle condizioni di salute della donna.
A svelare la telefonata choc è il pubblico ministero Giancarlo Ciani, che – ieri mattina, prima della discussione – deposita agli atti il cd contenente la registrazione di quel colloquio. «Mia madre mi ha provocato e ho dovuto reagire», tenta di giustificarsi De Vincentiis non appena la dottoressa del 118 arriva sul luogo del delitto. Quando il medico comincia a mettere in dubbio la versione della legittima difesa, lui «va su tutte le furie», osserva il pubblico ministero, «perché il suo unico interesse è farsi fotografare le ferite che ha riportato. No, non c’è un solo pensiero per la vittima. Neanche nei giorni successivi». Dopo la sentenza di condanna all’ergastolo, pronunciata dal presidente della Corte d’assise Guido Campli, dice l’avvocato Anna Olivieri, legale di parte civile: «Cristiano De Vincentiis è nato in una famiglia di tutte donne, la madre lo ha avuto a 18 anni, ed erano cinque sorelle. È stato molto coccolato nella prima parte della sua vita, ha cominciato a commettere i primi reati a 18 anni, nelle more ha avuto un problema fisico importante, la perdita di un occhio, per l’esplosione di un petardo. Dopo i 20 anni gli eventi criminosi si sono ripetuti e, da lì, c’è stata l’assunzione di sostanze stupefacenti. Probabilmente, è mancata la figura paterna, perché a 60 anni è morto il nonno che lui chiamava papà. La madre Paola ha cercato di compensare in ogni modo: viveva per il figlio, faceva tutto quello che lui le diceva e cercava di accontentarlo sempre, tant’è che ha chiesto soldi fino all’ultimo giorno prima di morire. La sorella della vittima, in tempi non sospetti, mi aveva detto: “Sono sicura che mia sorella verrà uccisa”. È stata una morte annunciata. I segnali che sono stati mandati erano evidenti, ma non sono stati presi in considerazione. Si poteva evitare? Non lo sappiamo». Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni. È scontato il ricorso in appello da parte dell’imputato. (g.let.)
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