Ecco gli invisibili del Parco fluviale

Famiglia con un bimbo occupa lo chalet abbandonato dal Comune: spuntano fornelli, passeggino e viveri
CHIETI. La disperazione e la povertà sono oltre un vetro sporco. Ma se scruti scopri un fornello con una pentola sopra, il frigorifero, una tavola con la tovaglia e le tazzine del caffè e, sugli scaffali, barattoli con brodo in polvere, aromi e fagioli.
Gli invisibili vivono di poche cose essenziali. Vivono lontano da occhi curiosi, a due passi dal regno del consumo, il Megalò. Sopravvivono all’ingresso del Parco fluviale di Chieti, nato e morto nel giro di pochi anni. Gli invisibili si arrangiano. Se non hanno casa, la occupano. Ma se non ci sono case popolari disponibili ripiegano su ciò che offre il mercato immobiliare della disperazione. Due chalet nati per diventare centro d’accoglienza e area camper del parco, lasciati nell’abbandono totale. Inutilizzati per anni, condannati alla distruzione, le due case di legno hanno degli inquilini. Una famiglia poverissima, forse venuta da lontano, che sta crescendo un bimbo, come dimostra il passeggino parcheggiato accanto ai due lavandini di un improbabile bagno.
Protetta tra vecchie assi di legno, sotto un tetto verde, la famiglia povera e disperata ha evitato di dormire in auto per strada. Si è nascosta nello chalet finché Antonio, un attento fotoreporter teatino, non è rimasto colpito da un pigiamino steso all’aria aperta insieme a una coperta di lana rossa. Si è avvicinato ed ha scrutato con l’obiettivo della sua digitale oltre i vetri luridi scoprendo una disperata esistenza che chissà da quanto tempo occupa lo chalet abbandonato. E’ facile immaginare che già oggi il Comune, quello di Chieti, manderà i vigili urbani a sfrattare gli invisibili. Anche se non può farlo perché, pianta catastale alla mano, quel fazzoletto di terra, su cui sorgono le casette di legno identiche a quelle dei terremotati aquilani, rientra nel territorio di Cepagatti, finora tenuto fuori dal grande flop del parco fluviale, nato oltre dieci anni fa come scambio con il Megalò. E morto sotto i colpi delle varie alluvioni, le razzie dei nomadi che arrivarono in camper e, non per ultima, l’accidia dei politici.
E’ meglio lasciare quegli chalet agli invisibili per dare un senso al parco mai nato.

