«Ecco il regalo ai centri sociali»

Riassegnati ora per 6 anni, Di Giovanni e Zappalorto: uno scandalo
CHIETI. Una determina, la numero 201, firmata il 25 maggio scorso dal dirigente di settore, Angela Falcone, ha riassegnato per sei anni la gestione dei sei centri sociali dislocati in città ad altrettante associazioni teatine. Chiara Zappalorto e Filippo Di Giovanni, rispettivamente segretario provinciale e cittadino del Pd, gridano allo scandalo e parlano di un altro regalo confezionato dall’amministrazione Di Primio a pochi giorni dal voto. «Siamo di fronte alle ultime brillanti iniziative di campagna elettorale del centro destra. A fine maggio erano già stati da noi evidenziati- ricordano Zappalorto e Di Giovanni- una serie di affidamenti di locali disponibili a prezzi stracciati, compresa una palestra di quasi 500 metri quadrati, a Santa Filomena, che era stata locata, meno di un anno fa, a circa 600 euro al mese ed ora, prima della tornata elettorale, riaffidata alla stessa associazione ad un sesto del canone, ovvero 100 euro. Adesso ci troviamo di fronte all’ennesima chicca». Il riferimento è ad una determina dirigenziale che prolunga per altri sei anni la gestione dei centri sociali del capoluogo teatino.
«La dirigente del settore patrimonio ha tenuto questo atto nel cassetto per quasi cinque anni e all’improvviso, a pochi giorni dal voto, si ricorda che a Chieti ci sono i centri sociali. A parte una serie, a nostro modesto avviso, di imprecisioni sugli assegnatari e sui provvedimenti di prima assegnazione, non si comprende le motivazioni a sostegno della determina». Non basta. I due segretari del Pd precisano che «per le assegnazioni di immobili, ai sensi della legge regionale numero 120 del ’97, non è prevista nessuna particolare durata dei contratti di locazione. Inoltre, come scritto bene nella determina in parola la stessa legge regionale impone la “previsione della revoca in qualsiasi momento, previo preavviso, in caso di sopravvenute esigenze dell’ente”». Per questo Zappalorto e Di Giovanni mettono in guardia le associazioni destinatarie del provvedimento: «Nessuna può sentirsi sicura di nulla checché se ne dica in giro».(j.o.)

