Ecco il tubo del gas bucato Fece esplodere la villetta

Esattamente due anni fa la tragedia che costò la vita ad Anna Rita Del Ponte Tra due giorni il perito mostrerà al giudice la fotografia che pubblichiamo
CHIETI. E’ un buco non più grande della punta di un trapano o di un foro di proiettile. E’ minuscolo. Ma i suoi effetti sono stati devastanti. Da quel piccolo buco uscì il gas che saturò la taverna della villetta di San Salvatore trasformandola in una bomba. Bastò un clic sull’interruttore della caldaia del riscaldamento per far esplodere quella bella casa e uccidere Anna Rita Del Ponte, 57 anni, segretaria dello studio legale Rocchetti. Erano le 11 del 23 novembre 2013. Il boato scosse la vallata e si udì da Chieti. La villetta venne sventrata. Le macerie travolsero la donna che si trovava a piano terra ma risparmiarono la figlia, Federica Cicalini, che dormiva al primo piano. A due anni esatti dalla tragedia pubblichiamo in anteprima la fotografia che ne svela la causa. L’immagine del foro nel tubo del gas, che collegava il bombolone alla caldaia, è la prova dell’errore umano. Ed è l’atto chiave che tra appena due giorni il perito Paride Minervini, capitano dell’esercito, consegnerà al giudice Antonella Redaelli. Mercoledì, in tribunale a Chieti, è fissata l’udienza per l’incidente probatorio, rinviata già diverse volte per dare all’esperto il tempo necessario a fargli scoprire le cause dell’esplosione. Devono rispondere di crollo e omicidio colposo il teatino Giuseppe Serra e il bucchianichese Francesco Esposito, che installarono il bombolone di gpl, assistiti dagli avvocati Vittorio e Alessandra Supino; l’elettricista teatino Eugenio De Donno, difeso da Monica D’Amico; Paolo Del Lago e Osvaldo Loccia, rappresentanti della sede centrale Liquigas, il primo assistito dagli avvocati Fabrizio Lemme e Giovanni Geremia, il secondo da Canio Marzocca; Lelio Rosati, di Alanno, rappresentante locale della Liquigas, assistito dall’avvocato Marzocca e l’autista teatino Giovanni Faieta che aveva portato il gpl qualche giorno prima dell’esplosione, difeso da Francesco Emanuele Salomone. La parte danneggiata, Federica Cicalini, è assistita dall’avvocato Marco Femminella, mentre Glauco Del Ponte è assistito dall’avvocatessa Delia Verna. Torniamo all’inchiesta e al piccolo foro nel tubo che probabilmente non è stato fatto nella fase di montaggio dell’impianto ma in un’epoca successiva. Forse durante la posa in opera di un battuto di cemento che ha resistito all’esplosione. Ieri mattina siamo tornati davanti alla villetta della morte. Alzando lo sguardo verso il primo piano, si vedono i libri di Federica in uno scaffale. Anche il bombolone del gas c’è ancora. Ma accanto si nota un piccolo scavo attraverso il quale il perito Minervini ha prelevato il tratto di tubo con il minuscolo foro attorno al quale il metallo appariva ossidato. Ma la guaina che ricopriva il tubo era intatta. E’ la prova che a praticare il foro può essere stato chiunque. Anche un muratore. Da quel buco il gas si è incanalato sotto il battuto di cemento ed è finito nella taverna saturandola e trasformandola in una bomba devastante. Ma a questo punto se la causa è stata svelata, ed appare chiara, diventa più difficile individuarne il responsabile. In altre parole l’inchiesta, che dopo due anni è ancora nella fase preliminare, rischia di allungarsi mentre l’udienza preliminare e l’eventuale processo si allontanano nel tempo. Ma se un giorno dovesse scattare l’assoluzione per prescrizione sarebbe come uccidere Anna Rita Del Ponte per la seconda volta.

