Edifici storici da ristrutturare, l’allarme: «Reperti in pericolo»

20 Febbraio 2024

Timori dell’opposizione per il patrimonio che era custodito nei palazzi Farnese, Corvo e Sant’Anna Interrogazione a sindaco e Soprintendenza: dubbi sul corretto trasferimento prima degli interventi

ORTONA. Quadri di Cascella, reperti archeologici di duemila anni fa, lettere autografe di Puccini e suppellettili della battaglia del dicembre 1943: sono i tesori del patrimonio cittadino per la cui sorte vengono espressi timori dalla minoranza consiliare. Un’interrogazione è stata infatti presentata da Ilario Cocciola, Angelo Di Nardo, Franco Vanni, Gianluca Coletti, Simonetta Schiazza, Simona Rabottini, Antonio Sorgetti e Italia Cocco. Il documento, indirizzato al sindaco Leo Castiglione, è stato inviato per conoscenza anche a prefettura e Soprintendenza.
Il caso nasce dai lavori di ristrutturazione con i fondi Pnrr che stanno interessando i palazzi Farnese e Corvo e il complesso di Sant’Anna. I timori fondano sulle «numerose segnalazioni di probabili criticità sulla gestione del trasferimento dei beni presenti in queste strutture». Secondo le informazioni raccolte dai consiglieri di opposizione, non sarebbero infatti state prese tutte le necessarie precauzioni per materiale di alto pregio dal punto di vista archeologico, storico, artistico e librario. Materiale che, stando ad alcune indiscrezioni, in alcuni casi sarebbe stato trasportato “alla buona”, senza la necessaria catalogazione e messa in sicurezza preventiva.
In ballo ci sono biblioteca dell’Istituto tostiano, beni archeologici e artistici conservati nei locali di palazzo Farnese, dei beni del Museo della battaglia, del patrimonio librario e documentale della biblioteca comunale. L’opposizione chiede perciò «quali provvedimenti siano stati adottati per assicurare la catalogazione e inventariazione dei suddetti beni. Vogliamo fare chiarezza sulle modalità di trasferimento e di conservazione», incalzano i consiglieri, «di un patrimonio di inestimabile valore». L’interrogazione domanda di rendere noti «quali soggetti si sono occupati delle attività e in quali locali sono custoditi i beni».
«Speriamo», chiosano gli esponenti della minoranza, «che almeno questa volta l’amministrazione non abbia agito con la solita superficialità, arroganza e inadeguatezza».
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