Elezioni comunali Chieti, Sicari: «Ho detto sì al centrodestra ma avrò le mani libere»

L’avvocato ed ex presidente del Marrucino: «Città in declino, ecco perché ho accettato la sfida. Non si può restare passivi»
CHIETI. Cristiano Sicari, 60 anni, è un avvocato penalista noto in tutto l’Abruzzo. Elegante e dall’eloquio forbito, ha ricoperto un incarico ambito a Chieti, quello di presidente della Deputazione teatrale del Marrucino, anche durante i festeggiamenti del bicentenario di un teatro tornato simbolo non soltanto teatino ma di tutto l’Abruzzo. Oggi, con l’aura del civico, è il candidato sindaco del centrodestra.
Perché ha detto sì al centrodestra?
«Io sono un cittadino di Chieti: qui sono nato, qui vivo e qui lavoro. Vedo la mia città in un momento di progressivo declino per ragioni variegate e credo che in ognuno di noi alberghi la voglia di partecipare. Arriva un momento, nella vita, in cui bisogna mettersi in gioco: passare dalla posizione di passività rispetto alle decisioni altrui a un momento in cui quelle scelte devono ricadere anche sulle tue spalle. Il mio impegno al Marrucino è il modello a cui mi rifaccio: lì credo di aver espresso capacità e impegno positivo che oggi voglio mettere a disposizione della comunità».
Lei parla di un «progressivo declino» della città: di cosa ha bisogno Chieti per ripartire?
«Le necessità sono infinite, ma per semplificare direi che la città deve innanzitutto riacquistare la propria identità. Bisogna definire chiaramente l’anima del centro storico e quella di Chieti Scalo, che sono due entità distinte. Poi, ci sono le questioni pratiche: il dissesto idrogeologico è un tema che riguarda l’intera città e il tavolo di concertazione regionale deve prendere avvio velocemente. Poi, ci sono anche servizi essenziali: non è più possibile che il distretto sanitario di Chieti Scalo resti chiuso dal 2019 per pastoie amministrative. Dobbiamo riportare alla normalità servizi come lo scuolabus e le mense. E poi c’è lo scempio quotidiano del parcheggio dell’ospedale: file interminabili di persone che devono curarsi e non sanno dove lasciare l’auto, intasando la rete viaria. Questo non è degno di una città importante. Infine, dobbiamo invertire il decremento demografico che si registra in città e creare un ufficio interno al Comune che sappia intercettare i fondi europei: senza quelli, ogni ragionamento sulla città resta sulla carta».
Si profila una corsa a cinque. Tra i suoi sfidanti ci sono Giovanni Legnini del Pd e Mario Colantonio della Lega. Che ne pensa?
«Sono persone stimatissime e rispettabilissime, ognuna con la sua storia. Li accomuna l’essere politici di lungo corso, ultratrentennali».
Quindi, sta tracciando una linea netta tra lei e loro?
«È una distinzione di provenienza. Io sono un candidato che viene dalla società civile; quello che potrebbe sembrare il “difetto” di essere un uomo al di fuori della politica, io lo reputo un pregio in questo momento. È un valore che le forze politiche che mi appoggiano hanno apprezzato, ponendomi a confronto con figure dalla chiarissima connotazione politica».
A proposito di Legnini: quando era presidente del Marrucino, lei gli consegnò simbolicamente le chiavi del teatro. Lo rifarebbe?
«Se fosse ancora il vicepresidente del Csm, certamente sì. Consegnai le chiavi a un’alta carica dello Stato, a un cittadino abruzzese che ricopriva un ruolo prestigioso. Se tornasse a ricoprire quella carica, lo rifarei domani stesso».
Il centrodestra si presenta diviso alle elezioni: da una parte c’è lei, dall’altra Colantonio: è più un danno che fate a voi stessi oppure è più vantaggio che date al centrosinistra?
«Guardando alla realtà dei fatti, è indubbiamente un vantaggio per il centrosinistra: non si discute. Resta però la differenza della proposta: noi crediamo che un candidato civico porti freschezza di prospettiva e idee nuove. Non credo comunque che questo vantaggio sarà determinante rispetto al confronto globale: porterà un beneficio agli avversari, ma non sposterà gli equilibri definitivi».
Nelle scorse settimane, Pescara è tornata parzialmente al voto e ha vissuto una campagna elettorale tra polemiche e veleni, addirittura fino alle denunce. Cosa accadrà Chieti?
«Mi auguro una campagna improntata alla correttezza e alla lealtà. Io manterrò i toni che mi appartengono: pacatezza e fermezza. Ma vorrei guardare a Pescara non come un termine di paragone elettorale: mi interessa invece porre Chieti in relazione con Pescara prendendo atto che Pescara ha un influsso sulla città e che abbiamo bisogno di invertire il rapporto tra Chieti e Pescara e lavorare affinché il flusso da Pescara possa venire a Chieti perché noi siamo inseriti in una grande area di interazione fra i due capoluoghi di provincia».
E nella sua coalizione, qual è il potere di Sicari e qual è il potere dei partiti?
«I partiti hanno il compito di essere il collante dell’attività amministrativa e la loro funzione va rispettata e potenziata. La mia posizione, però, è di totale autonomia per offrire idealità e capacità di rappresentanza per muovere una filiera che va dal Comune alla Regione e al governo affinché Chieti possa avere riferimenti costanti, utili e operativi».
Perché un cittadino indeciso dovrebbe votare per Sicari?
«Perché ha visto quello di cui sono stato capace di fare con il teatro: quando sono entrato al Marrucino, nel 2012, da consigliere del cda, il teatro era in una situazione fallimentare ed era stato chiuso; quando ho concluso il mio mandato da presidente, i risultati erano sotto gli occhi di tutti: il teatro è tornato un asset fondamentale, un punto di riferimento non solo cittadino ma regionale».
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