Emergenza cinghiali, è polemica Slitta al 9 la commissione regionale

Febbo (FI) accusa: «Pronti undici emendamenti per rispondere alle esigenze sollevate dai sindaci» E D’Amico (Copagri) lancia un altro allarme: «Così non può partire neppure la caccia di selezione»
LANCIANO. «L’assessore all’agricoltura e caccia Dino Pepe sta prendendo in giro i sindaci del Sangro e della provincia di Chieti: da un lato promette la modifica del regolamento venatorio, e dall’altro emana una delibera di giunta che dice e fa esattamente il contrario». Il presidente della commissione vigilanza regionale, Mauro Febbo squarcia il velo sulla questione dell’emergenza cinghiali.
Alle preoccupazioni dei sindaci che, pur avendo avviato una lunga e proficua trattativa con la Regione non hanno ancora raccolto i frutti di tante promesse e tanto lavoro, Febbo replica che, di fatto, l’Emiciclo non solo «non ha ancora convocato la commissione deliberante, ma fa slittare la questione al 9 gennaio mentre il 28 dicembre Pepe ha portato in giunta la delibera 877 del 2016». «Il testo della delibera - riporta Febbo - recita che nelle aree Sic (Siti di importanza comunitaria) e Zps (Zone speciali di conservazione), ricadenti nelle aree di presenza attuale e potenziale dell’orso, ovvero mezzo territorio abruzzese, il cinghiale potrà essere catturato con i chiusini o abbattuto tramite appostamento fisso con esclusione della braccata (quanto invece richiesto dagli oltre 50 sindaci della provincia di Chieti ndc)». «Parliamo di quasi il 70% del territorio ricadente nell’Atc Sulmona - continua l’ex assessore all’agricoltura - e del 40% circa del territorio dell’Atc Chietino-Lancianese e del Vastese. Nei siti Sic e Zps ricadenti fuori dalle aree di presenza dell’orso, invece, la caccia al cinghiale in braccata è vietata, esattamente il contrario di quanto richiesto e promesso ai sindaci, mentre i cani possono essere utilizzati solo per la girata. Inoltre, il controllo dei cinghiali in quelle aree è limitato solo sui terreni agricoli. Ogni selecontrollore dovrebbe girare con una cartina alla mano per capire quale terreno è destinato o meno all’agricoltura, siamo alle comiche! Con questa delibera si decreta la fine dell’agricoltura nella aree interne e più deboli e questo senza alcun confronto con il mondo agricolo». Febbo si offre quindi di «smascherare il doppio gioco della Regione» in commissione deliberante e di proporre «11 emendamenti che vanno nell'esatta direzione richiesta dai sindaci». Sulla questione interviene anche Camillo D’Amico, presidente di Copagri Abruzzo: «Finita la stagione venatoria siamo tornati all’emergenza cinghiali e assistiamo inermi ad inaccettabili ritardi da parte della Regione». Per D’Amico «allo stato attuale non può partire neanche la caccia di selezione, che sarebbe un valido palliativo, perché gli Atc (ambiti territoriali di caccia ndc) non hanno prodotto i necessari censimenti numerici». «Solo l’approvazione delle modifiche al vigente regolamento può rappresentare una risposta certa - conclude - poi, con i portatori di interesse, si potranno mettere a sistema azioni per il contenimento numerico dei cinghiali».

