Enti culturali azzerati Spiazzati i presidenti

23 Febbraio 2018

Ortona. Le reazioni alla revoca delle nomine dei vertici decisa dal Comune Vitale boccia la scelta. D’Anastasio: decisione discutibile. Cieri: ci vuole autonomia

ORTONA. Nessun dramma, ma c’è sicuramente dispiacere per le sorti degli enti culturali di Ortona. Dopo la loro revoca da parte del consiglio comunale, parlano quelli che hanno rappresentato figure di spicco dei tre sodalizi: si tratta di Aldo D’Anastasio, Tommaso Vitale e Paolo Cieri, rispettivamente ex presidenti dell’Istituto Palazzo Farnese, dell’Ente Teatro Tosti e dell’Ente Manifestazioni Ortonesi (Emo). Commentano la scelta dell’amministrazione che, come ha dichiarato l’assessore alla cultura Valentina Ciampichetti, si è posta l’obiettivo di portare avanti «una progettualità differente puntando su un sistema culturale-museale che intende rafforzare e migliorare l’offerta valorizzando le disponibilità sia in termini di capacità umane che risorse finanziarie».
Chi non si trova d’accordo con questa scelta è Tommaso Vitale, ex presidente dell’Ente Teatro, che avrebbe preferito venissero percorse altre strade: «Questa scelta non mi piace», dichiara, «ma prendo atto di quanto è stato votato in consiglio. Avrei continuato con una gestione più aperta e partecipata». La storia dell’Ente Teatro è stata travagliata per una serie di dimissioni che avevano portato a rimanere in carica il solo Vitale. «Sì, c’è chi ha fatto un passo indietro per differenze di vedute», ricorda l’ex presidente, «però sono state fatte anche cose ottime. Penso ad esempio a una grande stagione di prosa, stupenda e con spettacoli importanti».
Un lavoro ottimo che rivendica anche l’Istituzione Palazzo Farnese con Aldo D’Anastasio. «In quattro anni abbiamo portato circa 30mila persone, ci sono oltre 11mila firme che confermano la presenza di visitatori, abbiamo proposto iniziative di spessore internazionale», sostiene l’ex presidente. «Dispiace per questa revoca, ma il volere dell’amministrazione comunale non mi vede contrario. Si tratta», continua, «di un progetto ambizioso ma per il quale bisogna lavorare». Infine Paolo Cieri, per un periodo al vertice dell’Emo. Anche lui non è contrario al neo sistema culturale ma auspica che i chiamati ad occuparsi di manifestazioni abbiano «una certa autonomia e stabilità economica per poter lavorare. Noi», conclude l’ex presidente dell’Ente Manifestazioni, «seppur proponendo diversi appuntamenti, abbiamo dovuto operare purtroppo con disponibilità economiche molto limitate».
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