Era guarito dal virus l’infermiere 60enne morto sul trattore

MONTEODORISIO. A fine mese avrebbe compiuto 61 anni. Purtroppo gli amici che si preparavano a festeggiarlo in via remoto, dovranno invece salutarlo per l'ultima volta questa mattina. Alle 10 nella...
MONTEODORISIO. A fine mese avrebbe compiuto 61 anni. Purtroppo gli amici che si preparavano a festeggiarlo in via remoto, dovranno invece salutarlo per l'ultima volta questa mattina. Alle 10 nella chiesa di San Giovanni Battista si celebrano i funerali di Marcello Di Giacom , l'operatore sanitario stroncato mercoledì pomeriggio da un infarto fulminate mentre al volante di un trattore lavorava nella sua campagna. A distanza di due giorni dalla tragedia in paese e al San Pio, l'incredulità e il dolore sono grandissimi. «Perché Marcello», spiega il primario di Radiologia dell’ospedale San Pio, Maria Amato che lo conosceva bene, «viveva la sua professione con il cuore. Lui aiutava i pazienti fisicamente e psicologicamente. Dava loro la forza per convivere con la malattia e superarla. Prima infermiere nel laboratorio analisi, Di Giacomo era stato trasferito in cardiologia e poi in dialisi. «Tre reparti completamente diversi che per lui non erano un problema», spiega la Amato. «Lui aveva la capacità di rinnovarsi e adattarsi in contesti completamente diversi fra loro. Il suo viso sereno e il suo carattere bonario lo aiutavano ad avere rapporti cordiali con tutti i pazienti. Dialisi è un reparto dove la sofferenza è tangibile. Lui accompagnava i pazienti nei loro percorsi di cura sollevando anche il loro morale. Oggi», dice fra le lacrime Maria Amato, «sono tutti disperati. Marcello e la moglie Gianfranca Spadaccini, anche lei ottima infermiera nel reparto che dirigo, e prima anche in sala operatoria, erano una coppia che faceva della professione una missione cercando in ogni modo di alleviare la sofferenza». E lo hanno fatto senza risparmiarsi anche durante la pandemia. Marcello Di Giacomo era stato contagiato. Le sue condizioni non sono mai state molto gravi. Era riuscito a sconfiggere il virus e una volta guarito ha deciso di offrire assistenza volontaria durante gli screening per aiutare i cittadini a prevenire il Covid-19. Il sospetto che sia stato proprio il virus ad indebolire il suo cuore è grande. Lui però non si è mai mostrato affaticato e vinto. «Durante il recente screening di massa fatto a Montedorisio», ricorda il sindaco Catia Di Fabio, «è stato uno dei volontari più attivi». Tanti i messaggi di cordoglio alla moglie e ai figli Giulio, Claudio e Fabio. Fra loro anche quelli della dottoressa Francesca Tana della direzione sanitaria del San Pio e del direttore sanitario Asl, Angelo Muraglia. (p.c.)
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