«Era sempre al servizio degli altri»

17 Luglio 2022

Il ricordo a scuola di preside, maestra e collega: non ne esistono due nel mondo

LANCIANO. Per conoscere Anna bastava guardarla negli occhi. Incontrare il suo sorriso disarmato, prima ancora che disarmante, e quello sguardo che raccontava, da subito, di una bontà senza perché, di quelle persone che illuminano chi le incontra, anche solo per un istante. Anna che sorrideva sempre, Anna dal cuore di burro e le mani d'oro, Anna che parlava con tono basso, quasi impercettibile, che abbassava lo sguardo se qualcuno alzava la voce, che non si lamentava mai, che era la mamma, la nonna, l'amica di tutti. I gesti discreti ed eleganti, il sapere di una vita di fatiche che sulle sue spalle rendeva libellule e il bene distribuito a piene mani, quasi a voler espiare i mali del mondo, quasi a voler dire eccomi, sono qui per voi. La ricordano così Annamaria D'Eliseo, la collaboratrice scolastica ritrovata morta in garage venerdì, i colleghi, gli amici e conoscenti. Una persona buona, lavoratrice instancabile, umile fino ad annientarsi, attaccatissima ai suoi 5 figli e 3 nipoti, la sua ragione di vita.
«Tra noi ci chiamavamo sorelle d'aria», racconta Ambra Di Corinto, insegnante della primaria Eroi Ottobrini in pensione, «perché mi aveva salvato la vita un giorno che ho rischiato di soffocarmi con una pillola. Ci volevamo un gran bene, porto con me tanti ricordi di lei. Veniva a scuola sempre con il sorriso, era generosa, si metteva sempre al servizio degli altri, come se le venisse naturale, come se sapesse fare solo così. Me la ricordo sempre indaffarata: a scuola, nei campi, nell'accudire i figli, i suoceri, il marito. Era speciale». «Non ne esistono due nel mondo di Anna», la ricorda la dirigente dell'istituto comprensivo Mario Bosco, Mirella Spinelli, «siamo sconvolti per la sua morte. L'idea di non averla più a scuola al rientro a settembre mi distrugge. Anna era adorata da tutti, in special modo dai bambini, era una persona insostituibile». «La conoscevo da pochi anni», dice una collega, Antonella Iride, «da quando mi ha accolta agli Eroi Ottobrini con gentilezza, gioia e umiltà, che era il suo tratto distintivo. Lavoratrice impeccabile, silenziosa e discreta. Diceva sempre che la scuola era la sua distrazione e luogo di riposo, nonostante non stesse mai ferma. Era rispettata da tutti per la sua serietà. Concludevamo sempre i nostri messaggi con un ti voglio tanto bene, sincero e reciproco. E così sarà per sempre».
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