Esame rinviato dopo due anni di attesa

Ecografia spostata, paziente si rivolge a una clinica privata. L’associazione dei malati: trattata come se avesse il mal di gola
VASTO. Colpita da un tumore aspetta due anni per un’ecografia addominale. Arrivata la data, il 15 ottobre scorso, l’esame è stato nuovamente rinviato. E.P., 42 anni , disperata ed esasperata, si è affidata agli operatori di una clinica privata. Gli esami hanno accertato che in due anni il tumore si è aggravato. Ora la donna si è affidata all’Associazione per i diritti del malato. I legali del sodalizio si stanno occupando della sua drammatica vicenda. «Perché», afferma l’avvocato Arnaldo Tascione, uno dei legali dell’associazione, «nessuno, in nessun ospedale d’Italia dovrebbe fare attendere due anni una paziente affetta da una patologia così grave per poi dirle che l’esame non poteva essere fatto. Al Centro unico di prenotazione (Cup) dell’ospedale di Vasto avrebbero dovuto dirle subito che doveva rivolgersi altrove senza aspettare due anni. Un tumore non è un mal di gola».
Il quadro clinico della paziente, oltretutto, decisamente problematico, avrebbe richiesto un’attenzione maggiore. Operata anni fa per un tumore al seno, nel 2016 scoprì di averne un altro tumore all’utero. Una Tac addominale rivelò anche problemi al fegato. Al Cup le dissero che per un’ecografia addominale avrebbe dovuto aspettare ottobre 2018. Lei ha atteso e nel frattempo ha seguito comunque delle cure. Il 15 ottobre era convinta di poter fare l’esame prenotato due anni prima. Davanti a un altro rinvio, anche se questa volta a breve termine, è crollata. La donna, provata psicologicamente e fisicamente per il cancro, si è sfogata con un legale e ha raccontato la sua odissea sanitaria. «Ogni esame da fare è un’impresa. Questa volta, però, siamo arrivati all’assurdo», afferma Tascione.
La donna il codice 048, cioè di malata oncologica. Un numero che avrebbe dovuto garantirle la precedenza. Per evitare altre attese si è rivolta a una struttura privata e convenzionata. «Essere curati è un diritto di tuti. Questa donna è malata di cancro, non di bronchite o altro. Sta sopportando anni di continui controlli e spesso sopraggiungono complicazioni. I malati non possono essere trattati così», insiste il suo legale.
La donna ora oltre ad aver chiesto aiuto all’Associazione per i diritti del malato, sembra decisa rivolgersi al ministero della Sanità. «Un malato di tumore», conclude Tascione, «merita rispetto per il male che sta combattendo. Se un ospedale sa di non poter fare un esame deve dirlo chiaramente. Senza controlli non si può avviare neppure un percorso adeguato di cura».
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