Esplodenti Sabino, c’è il via libera alla cassa integrazione più lunga

Svolta dall’Inps: riconosciuto l’ammortizzatore sociale per 15 settimane agli 80 dipendenti dell’azienda Consegnati in Procura i risultati delle autopsie sui tre operai dilaniati dalla deflagrazione del 21 dicembre
CASALBORDINO. Sì alla cassa integrazione. E non per 11 settimane ma per 15. Arriva da Roma la buona notizia per i dipendenti della Esplodenti Sabino di Casalbordino. A confermarla è il deputato del M5S, Carmela Grippa. «L'Inps ha comunicato all'azienda che è stata riconosciuta la cassa integrazione guadagni fino al 17 aprile», dice la deputata pentastellata. La Pasqua sarà dunque meno triste per gli 80 dipendenti della polveriera di Casalbordino. Nel frattempo proseguono le indagini sull'esplosione costata la vita il 21 dicembre 2020 a tre operai. Ieri sono stati depositati in Procura i risultati dell'autopsia sulle vittime. Un esame particolarmente delicato a causa delle condizioni dei corpi. Presto anche i Ris di Roma consegneranno i risultati dei tamponi fatti sugli indumenti delle vittime e i periti le risultanze dei sopralluoghi nel cantiere. I lavoratori tornano tuttavia ad invocare il lavoro e rivolgono un nuovo appello alla magistratura: «Nel rispetto delle indagini, fateci lavorare».
CASSA INTEGRAZIONE L'Inps ha concesso oltre alle due settimane di cassa integrazione di gennaio un secondo blocco di 15 settimane. «Ai lavoratori della Esplodenti», conferma il deputato del M5S, Carmela Grippa, «è stata riconosciuta la cassa integrazione fino al 17 aprile. È un passaggio importante che darà loro la possibilità di attendere la fine delle indagini sul gravissimo incidente costato la vita a tre loro colleghi». La parlamentare segue da vicino la delicatissima vicenda, pronta a dare una mano ai lavoratori e alle loro famiglie.
LE AUTOPSIE Ieri sono stati consegnati in procura dal medico legale Pietro Falco, i risultati delle autopsie fatte il 23 dicembre 2020. L'analisi esterna dei corpi di Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino; Nicola Colameo, 45 anni, di Guilmi; Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri, aveva già confermato il decesso arrivato pochi istanti dopo l'esplosione. L'esame del medico legale è stato lungo e approfondito. Alcune operazioni durante l'autopsia sono state ripetute con gli uomini dei Ris. Eseguiti anche esami radiologici, tossicologici e tac. L'esito dell'autopsia è top secret. A giorni anche i Ris dovrebbero consegnare al procuratore Gianpiero Di Florio e al sostituto procuratore Gabriella De Lucia l'esito dei tamponi contenenti tracce delle polveri trovate addosso alle vittime.
L’INCHIESTA L'ipotesi di reato formulata dalla Procura è omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Quattro gli indagati e venti le parti lese. La Procura ha affidato la perizia sul luogo della disgrazia a Danilo Coppe, esplosivista, esperto in Scienze criminologiche e della sicurezza. L'azienda si è invece affidata ad Adolfo Bacci, docente dell'Università di Pisa. I sopralluoghi all'interno della Esplodenti sono stati ultimati e presto gli esperti presenteranno le loro conclusioni. Al lavoro dei periti verrà aggiunto il risultati degli interrogatori fatti dai carabinieri di Ortona.
L’APPELLO La Esplodenti Sabino è chiusa dal 22 dicembre. Il 24 dicembre la prefettura ha sospeso la licenza. Nei giorni scorsi l'apposita commissione provinciale si è riunita per valutare se prolungare o meno la sospensione della licenza. Gli 80 dipendenti chiedono alle autorità preposte di aiutarli a tornare al lavoro dissequestrando gli uffici e l'area distante dal luogo dell'incidente. Le stesse richieste sono state fatte dai legali dei titolari dell'azienda, gli avvocati Franco Barbetti di Roma e Arnaldo Tascione di Vasto. L'azienda si è messa a totale disposizione degli inquirenti affinché nel più breve tempo possibile si arrivi alla chiusura delle indagini. I referenti aziendali non nascondono l'attuale difficoltà finanziaria conseguente al blocco totale dell'attività. Anche i rappresentanti sindacali si appellano alla magistratura vastese affinché, compatibilmente con le necessità istruttorie, venga trovato il modo di riprendere l'attività consentendo almeno le consegne alla Nato e ad altri importanti clienti dell’azienda, garantendo così i livelli occupazionali. L'auspicio è che si possa trovare una soluzione che consenta giustizia per le vittime e lavoro per i loro colleghi.
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