Esplodenti Sabino resta sotto sequestro

Il Riesame respinge la richiesta della proprietà: «Impianto funzionante, rischio di reiterazione delle condotte delittuose»
CASALBORDINO. Niente dissequestro. Il tribunale del Riesame ha respinto ieri la richiesta presentata dagli avvocati Franco Barbetti e Arnaldo Tascione, legali della Esplodenti Sabino. Il sequestro cautelativo disposto dal gip di Vasto, Fabrizio Pasquale, per motivi ambientali, è stato quindi confermato. Il Riesame ha bocciato il dissequestro spiegando, tra le altre cose, che «l’impianto industriale risulta essere pienamente funzionante, con conseguente concretizzazione del rischio di reiterazione delle condotte delittuose in questione».
Il sequestro di natura ambientale venne chiesto il 22 marzo scorso accusando l'azienda «di aver stoccato, in assenza di titoli autorizzativi, rifiuti pericolosi e non pericolosi posti sul terreno all'interno di cisternette in più aree dello stabilimento, in assenza di idoneo bacino di contenimento atto ad impedire o contenere eventuali sversamenti in danno del suolo, sottosuolo e acque superficiali e sotterranee e per avere smaltito illecitamente attraverso operazioni di incenerimento rifiuti liquidi pericolosi, imballaggi panetti filtranti e scarti di lavorazione pericolosi costituiti da acque contaminate dalle miscele esplosive prodotte».
Nella polveriera di Casalbordino il 21 dicembre scorso morirono tre operai: Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri, Nicola Colameo, 45 anni di Guilmi e Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino Due i filoni di indagine aperti, uno per la morte dei lavoratori e l'altro per presunti reati ambientali e amministrativi. Di questi ultimi si è occupato il Riesame di Chieti che, alla fine di un’attenta analisi durata più di una settimana, ha respinto la richiesta di dissequestro dell'impianto.
Il gip di Vasto Fabrizio Pasquale che aveva firmato quel sequestro, in questi giorni deve pronunciarsi sul sequestro probatorio chiesto dalla procura di Vasto. Il procuratore capo Giampiero Di Florio ha aperto un fascicolo e iscritto sul registro degli indagati titolari e funzionari della società che si occupa di smaltimento di materiale esplodente di varia origine, anche bellica, disponendo il sequestro dell'impianto. Dopo la tragedia la prefettura di Chieti ha sospeso le licenze. Da quasi quattro mesi gli 80 dipendenti non lavorano. A metà marzo gli operai inscenarono prima un sit-in, poi una protesta chiedendo di tornare al lavoro. Una delegazione fu ricevuta dal procuratore Di Florio che ribadì la necessità di garantire sicurezza ai lavoratori e alle attività vicine. I titolari della ditta, oltre che per la morte dei 3 operai, sono indagati per illeciti amministrativi non avendo, secondo la procura, predisposto ed efficacemente attuato modelli di organizzazione e gestione idonei a prevenire reati come l'esplosione di dicembre, omettendo di vigilare sul funzionamento e l'osservanza degli stessi per favorire la ditta. (p.c.)
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