Esplosione con tre operai morti: incarico al perito del Morandi

La Procura intenzionata ad affidare gli accertamenti all’esperto che ha demolito il ponte di Genova La Esplodenti Sabino chiusa dal 22 dicembre dopo che la prefettura ha sospeso la licenza all’azienda
CASALBORDINO. No all’incidente probatorio, sì ad indagini approfondite. La Procura di Vasto è decisa a fare la massima chiarezza sull’esplosione costata la vita a tre dipendenti della Sabino Esplodenti. Un obiettivo che è condiviso anche dai titolari dell’azienda che dopo l’esplosione non hanno più avuto accesso nella fabbrica. La Sabino è chiusa dal 22 dicembre. Un cordone di militari ha impedito a chiunque di avvicinarsi. I tempi di riapertura per la fabbrica che annovera fra i clienti diversi ministeri e la Nato, si allungano. La Procura pare che voglia affidare la perizia ad uno dei massimi esperti nel settore, il geominerario Danilo Coppe, esplosivista, esperto in Scienze criminologiche e della sicurezza che ha demolito il ponte Morandi di Genova. L’azienda, da parte sua, è intenzionata ad affidarsi ad Adolfo Bacci, docente all’Università di Pisa.
Come detto, nessuno ha più avuto accesso al sito dopo la disgrazia costata la vita a Carlo Spinelli, 54 anni, di Casalbordino; Paolo Pepe, 45 anni, di Pollutri e Nicola Colameo, 45 anni, di Guilmi. I corpi delle vittime sono stati portati via dopo 25 ore e nel corso dell’autopsia, durata 6 ore, i Ris hanno prelevato sui resti degli operai tracce della polvere pirica esplosa. Le perizie saranno un passaggio fondamentale.
Intanto nei prossimi giorni il gip Fabrizio Pasquale deciderà se accogliere la richiesta di inammissibilità dell’incidente probatorio della Procura. Quel che è certo è che le indagini proseguono senza sosta per cercare di ricostruire i minuti che hanno preceduto la disgrazia e fare chiarezza sulla deflagrazione che tutti definiscono inaspettata. Le tre vittime potrebbero aver maneggiato razzi con polvere pirica vecchia. I razzi nautici sono classificati come materiale esplosivo e la loro conservazione, così come lo smaltimento, prevede un’apposita procedura. La polvere pirica è soggetta a deterioramento con il passare del tempo è la loro ossidazione potrebbe provocare esplosioni. È successo questo? Lo stabilirà l’inchiesta coordinata dal procuratore Giampiero Di Florio e dal sostituto Gabriella De Lucia e condotta dai carabinieri del Nucleo investigativo di Chieti e dai colleghi del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Ortona. I periti nominati dalla Procura dovranno analizzare tutto il materiale che viene lavorato e quello che di regola veniva smaltito dalle tre vittime e dai altri colleghi con le stesse mansioni. Una perizia delicatissima ma necessaria ad evitare che accada ancora.
Altro passaggio importante è l’escussione dei colleghi di Spinelli, Pepe e Colameo. Nell’inchiesta sono indagati con il titolare dell’azienda, Gianluca Salvatore, i dirigenti Tiberio Giustiniano e Stefano Stivaletta. L’accusa è di omicidio colposo, crollo di costruzione o altro disastro colposo.
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