Evade a 86 anni per giocare a carte

Arrestato al bar mentre sconta ai domiciliari la pena per spaccio di cocaina: condannato a otto mesi
CHIETI . Una partita a carte di troppo. Un piccolo innocente vizio che è costato all’ottantaseienne Giuseppe Mancini 8 mesi di carcere. Mancini (che a Chieti tutti conoscono come il Giargianese) stava scontando la detenzione ai domiciliari di 2 anni e 8 mesi per traffico di cocaina. Secondo la legge poteva uscire di casa per due ore la mattina, dalle ore 10 alle 12, e per altre due al pomeriggio, dalle 17 alle 19. Così giovedì pomeriggio era andato al “Bar della Gioventù”, in viale Unità d’Italia allo Scalo, per fare una partita a carte con gli amici. Solo che deve aver dimenticato di controllare l’orologio, perché alle 19 e un quarto i carabinieri lo hanno beccato ancora con le carte in mano alla ricerca del punto perfetto. L’anziano, avvisato dai suoi compagni di gioco della presenza dei militari, per non destare sospetti, è rimasto impassibile e ha continuato la sua partita senza far trasparire dal suo volto alcun segno di preoccupazione. Gli uomini dell’Arma però hanno ugualmente effettuano un controllo nella Banca dati in uso alle forze di polizia e hanno scoperto che Mancini, in realtà, in quel momento, avrebbe dovuto essere a casa, poiché sottoposto agli arresti. Dopo pochi minuti, infatti, l’86enne, pensando di essere stato scoperto, ha tentato di allontanarsi per far ritorno a casa, uscendo dal bar nascosto tra due amici. Prontamente bloccato dai carabinieri è stato però subito accompagnato in caserma e tratto in arresto con l’accusa di evasione. È finita così la tranquilla serata dell’ottantaseienne già molto noto alle forze dell’ordine, che, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Falasca, è stato condotto nuovamente nella sua abitazione in attesa del giudizio per direttissima. Processo che si è tenuto ieri mattina alla presenza del giudice Isabella Allieri che ha condannato Mancini alla pena di 8 mesi. L’anziano era difeso dall’avvocato Pierluigi De Virgiliis che aveva insistito sulla tesi della disattenzione durata un solo quarto d’ora del suo cliente in là con gli anni. Ma non c’è stato nulla da fare. Alla fine, però, nella sfortuna gli è andata pure bene, perché, nonostante avesse commesso dei reati, tutto questo non risultava dal casellario giudiziario. E così il giudice ha potuto sospendergli la pena e anche applicare la misura della non menzione. (a.i.)

