Evasi 3,6 milioni: scatta la condanna

Un anno e 4 mesi (pena sospesa) a Di Menno Di Bucchianico, ordinata anche la confisca dei beni per coprire il debito dell’Iva
LANCIANO. L’evasione fiscale e le omesse ritenute per 3.606.000 euro della Virtus Lanciano 1924 costano al legale rappresentante della società sportiva, Claudio Di Menno Di Bucchianico, una condanna, con rito abbreviato a un anno e 4 mesi di reclusione, pena sospesa, da parte del giudice Andrea Belli.
Il tribunale ha ordinato che, a sentenza passata in giudicato, ci sia la confisca dei beni intestati, cointestati e nell'attuale disponibilità della società Virtus Lanciano, fino al recupero del debito. Il processo è scaturito dal mancato pagamento dell’Iva e delle ritenute da parte della Virtus della famiglia Maio finita in liquidazione da tempo, per debiti che erano oltre i 10 milioni di euro, e che continua a far parlare di sé in tribunale. La società e il suo legale rappresentante sono finiti già a processo per problemi con il fisco, che avevano avuto ripercussioni anche nell’ultimo campionato di serie B giocato dai rossoneri, quello 2015/2016, portando punti di penalizzazione in classifica costati i play out e la retrocessione. Di Menno Di Bucchianico ha avuto una condanna a sei mesi, pena sospesa, nel novembre 2017, per il mancato pagamento dell’Iva del 2013 di 657.559 euro. Sempre per evasione fiscale per il mancato pagamento dell’Iva 2012, pari a 425.775 euro, era stato anche assolto nell’ottobre 2016 perché il debito era stato estinto.
I tre nuovi procedimenti, portati avanti dal sostituto procuratore Francesco Carusi per violazioni di alcuni articoli del decreto legislativo 74 del 2000, sono stati fatti riunire dal legale Paolo Sisti in un unico fascicolo. E ieri il caso è arrivato di fronte al giudice. I procedimenti sono relativi al mancato pagamento dell’Iva del 2014 per 1.012.656 euro, del 2015 per 914.715 euro e del 2016 per 477.128 euro e omesso pagamento delle ritenute del 2015 per 710.736 euro e del 2016 per 491.253 euro. Un totale di 2.404.499 di Iva e 1.201.989 di ritenute evase: 3.606.488 euro totali. Una cifra notevole da risarcire all’Agenzia delle entrate che aveva concesso anche la rateizzazione dei pagamenti, a cui la società non ha potuto poi far fronte per via del tentativo di concordato.
«La Virtus Lanciano 1924 è in fase di liquidazione e sta completando il pagamento dei dipendenti e dei fornitori», spiega l’avvocato Sisti, «per quanto riguarda i debiti tributari la società ha aderito alla definizione agevolata, la rottamazione ter delle cartelle. Tra 30 giorni il giudice farà le motivazioni che valuterò per un possibile appello».
