Evasi per rapinare, preoccupazione in città

28 Agosto 2019

Vasto. Dopo gli arresti del colpo al Todis chiesto più personale per la comunità di recupero Giovanni XXIII

VASTO. Luigi Lainà, 29 anni e Walter Massetti, 50 anni, gli autori della rapina al Todis di Vasto, attendono il processo nel carcere di Torre Sinello. Il giudice non ha concesso loro il rientro ai domiciliari nella comunità di recupero Giovanni XXIII. La duplice evasione di Lainà - arrestato per due volte dai carabinieri in 24 ore - la prima volta con un altro detenuto di Pescara e un bosniaco, la seconda volta con Massetti per compiere una rapina, ha creato non poca preoccupazione in città.
Sul contributo prezioso dei collaboratori della struttura non ci sono dubbi. Forse però sono pochi, o sono troppi i detenuti da rieducare. Non nasconde la propria preoccupazione il consigliere regionale del M5S, Pietro Smargiassi. «Non posso giudicare la struttura. Mi propongo di visitarla nei prossimi giorni», dice Smargiassi. «Certo, l’accaduto lascia dubbi e solleva preoccupazioni nella popolazione. Segnalerò formalmente la cosa al garante dei detenuti, Gianmarco Cifaldi». La questione ha alimentato dibattiti e discussioni. «Credo sia opportuno», dice l’avvocato Angela Pennetta del movimento civico L’Arcobaleno, «stimolare una riflessione e aprire un dibattito sulla opportunità e sulla utilità, anche per gli stessi detenuti, di trascorrere i domiciliari presso la comunità Giovanni XXIII. Il quesito da chiarire è: più persone ai domiciliari riescono a recuperarsi?», chiede perplessa il legale.
« La sorveglianza», è il parere di Davide D’Alessandro, consigliere comunale della Lega, «è sempre necessaria, mai sufficiente. Purtroppo lo si comprende soltanto quando accadono episodi poco piacevoli che mettono a rischio la vita di altre persone. Il tema sicurezza, a Vasto, non riguarda soltanto la Comunità in questione. Riguarda la città e da tempo insistiamo per chiedere un incremento delle forze dell’ordine. A maggior ragione per la presenza di una casa lavoro e di una struttura di recupero come la comunità Papa Giovanni XXIII. Poi, tra una rapina e l’altra, si ergono nuove voci ma l’insicurezza non abbandona né i cittadini né gli esercenti. I tavoli finora non hanno prodotto granché. Da consiglieri di minoranza continuiamo a esercitare pressione, ma le decisioni fanno capo a ben altre autorità». (p.c.)
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