Ex Carichieti, prove pratiche di fusione

L’incorporazione è prevista per febbraio, ma da tutte le sigle sindacali via libera all’ipotesi di rilancio del gruppo
CHIETI. La fusione Ubi – ex Carichieti verrà realizzata concretamente solo a febbraio prossimo, ma l’accordo sindacale sul piano industriale Ubi c’è. Le 22 pagine di un’intesa positiva, ma comunque sofferta, sono state siglate ieri all’alba, al termine di un incontro fiume nella sede di Bergamo. Per tutte le realtà di nuova acquisizione Ubi assicura, si legge in una nota, «la conferma e l’ampliamento dell’istituto del part-time, il mantenimento delle flessibilità connesse anche a temporanea sospensione dell’attività lavorativa (misure di cosiddetta Solidarietà difensiva) concordate presso le singole Bridge Banks - vale a dire le banche ponte di cui fa parte anche la ex Carichieti - nonché la facoltà per tutte le risorse del gruppo di richiedere volontariamente per l’anno 2018 periodi di congedo straordinario, nell’ottica di conseguire sinergie di costo con forme compatibili di politiche sociali». «L'accordo», dice Francesco Di Domizio, coordinatore Unisin in Banca Teatina, «rappresenta la premessa indispensabile per completare il percorso che porterà l'ex Carichieti a confluire in Ubi, garantendo l'attivazione di tutte le leve atte alla tutela dei lavoratori e al sostegno dei territori». «Si tratta del primo passo verso l’integrazione delle Bridge Banks in Ubi», dice Antonella Sboro della Fabi, «l’intesa getta le basi per quello che sarà un processo di integrazione complesso che imporrà ai lavoratori della ex Carichieti, attraverso adeguata formazione, cambiamenti nello svolgimento del lavoro, ma anche la tranquillità derivante dall’appartenenza a un solido gruppo bancario dopo le dolorose vicende che li hanno visti coinvolti e a nostro avviso si tratta di un buon punto di partenza». «Per noi è un accordo positivo», dice Francesco Trivelli della Fisac Cgil, «sono state accolte, ad esempio, tutte le domande di esodo che erano rimaste in sospeso: 74 riguardano le Bridge Banks. Ci sono anche gli incentivi per andare in pensione per chi ha maturato i diritti, mentre dalle 20 alle 30 mensilità verranno corrisposte a chi decide di dimettersi volontariamente. Ma la cosa più importante è che sono stati fatti concreti passi avanti in tema di contenimento del rischio di esternalizzazione». La trattativa sul nuovo piano industriale è partita a luglio scorso. Sono 400 i lavoratori dell’intero gruppo che potranno ricorrere, su base volontaria, al fondo di solidarietà di settore, purché maturino i requisiti previdenziali entro il 31 dicembre 2024. Confermate, però, anche nuove misure di contenimento dei costi del personale. Si cercherà di stringere la cinghia attraverso il ricorso alle giornate di solidarietà, sempre su base volontaria. Nel 2018 ne sono previste 160.000. Per quanto riguarda, infine, il ricambio generazionale, Ubi ha riconfermato l'impegno all'inserimento di 133 nuove risorse - il 50% a tempo indeterminato - entro dicembre 2018. (a.i.)

