Ex dg contro Ateneo Chieti-Pescara: causa milionaria

12 Settembre 2014

"Licenziamento illegittimo" Napoleone chiede 1,3 milioni a Di Ilio che però ne vuole altrettanti da lui: è la sfida finale

CHIETI. Marco Napoleone contro l’Ateneo, e Carmine Di Ilio contro l’ex dg. La sfida finale si combatte a colpi di cause milionarie. L’ex direttore generale della D’Annunzio chiede un risarcimento di danni patrimoniali e all’immagine di 1,3 milioni di euro. L’Università risponde pretendendo a sua volta una cifra identica. Ingiusto licenziamento, è il motivo del ricorso di Napoleone, cacciato in tronco, alla fine del 2011, dalla sera alla mattina, senza neppure poter riprendere le sue cose dalla stanza ora occupata dal dg, Filippo Del Vecchio. Ma l’Università risponde all’ex amministratore chiedendo di restituire “somme non dovute”.

Ed è solo una singolare coincidenza se la causa milionaria è stata fissata per il 15 ottobre, davanti al giudice Laura Ciarcia, esattamente 24 ore prima della sfida delle sfide al Tar Pescara tra Ateneo e Cus, con l’inserimento della Bper che, a luglio, ha pignorato 11 milioni di euro alla D’Annunzio. Il Tar dovrà decidere se annullare o no il contratto d’oro stipulato tra Mario Di Marco (Cus) e l’ex rettore, Franco Cuccurullo, ma sospeso dal dg Del Vecchio. La partita di Di Ilio (che ieri si è “beccato” un nuovo striscione: rettore, ritrova te stesso) si gioca su due fronti, anzi su tre perché c’è anche il pasticcio dell’Ima (indennità mensile accessoria) tagliata a 340 dipendenti amministrativi.

Parliamo di 300-500 euro mensili in busta paga. E’ pesante, ironico e allusivo il documento diffuso ieri in Ateneo dalla Rsu. E’ un j’accuse ai senatori accademici che hanno deciso di firmare la pax dell’Ima con Del Vecchio. Ecco i passaggi chiave: «Vorremmo anche noi conoscere e condividere le strategie illustrate dal rettore e dal dg che fino ad oggi risultano a tutti noi sconosciute», esordiscono i sindacati che poi sfoderano l’ironia: «Ringraziamo per l’attenzione che avete riservato alla questione ma ci corre l'obbligo di rammentare come si è arrivati al taglio dell’Ima: con una semplice e-mail a firma del direttore generale a ognuno di noi è stata comunicata la sospensione del pagamento a partire da agosto.

Dal momento che né gli ispettori del Mef né il collegio dei revisori dei conti hanno chiesto l’immediata sospensione dell’indennità indubbio che si è trattato di una decisione unilaterale di Del Vecchio. E’ ormai dimostrato che il contenuto delle mail inviateci non trova nessun fondamento e riscontro con gli atti invocati (rilievi Mef e Revisori dei Conti) e che ci si appiglia ad un nuovo fantomatico funzionario del Mef ed al tecnicismo sulla costituzione del fondo.

A noi non interessano i problemi tecnici o responsabilità vecchie e nuove sulla costituzione del fondo per il trattamento accessorio, volendo invece ricordare che l'attuale dg è in forza all'Ateneo da circa tre anni e non ha mai fatto nulla per evitare che si arrivasse a questa situazione». I sindacati puntano il mirino su Del Vecchio: «All’indomani del contratto decentrato firmato a febbraio 2014, con il quale dopo una lunga ed estenuante trattativa abbiamo concordato di mantenere in vita l'Ima, il dg non ha fatto altro che trovare il sistema di toglierla, nonostante fosse diventata parte integrante dello stipendio dal 2005». Quindi spostano la mira su Di Ilio: «Al Magnifico Rettore che è in carica da più di due anni chiediamo che cosa ha fatto fino ad oggi per evitare di penalizzarci e di privarci dei soldi dell’Ima?» Ma la stoccata finale è per il senato accademico: «Egregi senatori», concludono i sindacati, «sappiamo che è difficile assumere una posizione netta e decisa sulle nostre ragioni quando, a 18 ore dalla riunione del Senato, viene fatta un’integrazione all’odg prevedendo ulteriori 50 posti per docenti di prima fascia e ricercatori a tempo determinato. Ringraziandovi di cuore per l’attenzione che ci avete comunque dimostrato, approfittiamodi questa occasione per invitarvi a leggere attentamente la relazione del collegio dei Revisori dei Conti dell'11 luglio 2014 dalla quale si evince chiaramente il disastro che si abbatterà sulla nostra tanto amata Università», firmato le Rsu della D’Annunzio.