Ex Honeywell ai colloqui ma in 100 resteranno fuori

30 Gennaio 2020

La Baomarc dà il via alle prove per la riassunzione di 162 operai su 260 candidati In fila tra paura e tensione nell’hotel di Fossacesia: «È la nostra ultima occasione»

ATESSA. Le mani in tasca, lo sguardo teso, la battuta per smorzare la tensione, la sigaretta che fuma nervosa. Eccoli i 260 lavoratori ex Honeywell, 130 a turno, davanti all’hotel Valle di Venere di Fossacesia per sostenere la prova scritta che deciderà la sorte di poco più della metà di loro. Sono 162 quelli che verranno reimpiegati in Baomarc, nello stabilimento occupato per quasi trent’anni dalla fabbrica dei turbocompressori, delocalizzata in Slovacchia; oltre 400 ne ha licenziati Honeywell, tra cui 330 dipendenti diretti; 290 sono gli ammessi a sostenere le selezioni e 260 sono quelli che ieri si sono effettivamente presentati. Trenta le domande a risposta multipla a cui rispondere in trenta minuti con argomenti che spaziano dall’attualità (ad esempio l’anno della morte dei giudici Falcone e Borsellino), fino a cultura generale, sicurezza sul lavoro, logica numerica, lingua italiana, storia e caratteristiche di Baomarc, colosso cinese dell’acciaio.
Chi è in fila, in attesa che l’esame inizi, ha un po’ la faccia del sopravvissuto. La media d’età è di 45-50 anni. «In Honeywell ci sono stati due cicli di pensionamenti anticipati», spiega un dipendente, «per quello siamo tutti relativamente giovani». Tutti sono in regime di Naspi, nuova indennità di disoccupazione che scadrà, per molti di loro, già alla fine di marzo. Molti hanno partecipato ad una delle vertenze più lunghe e sofferte della Val di Sangro, con 59 giorni di sciopero a oltranza e di notti passate a dormire in tenda davanti lo stabilimento. La cessione definitiva delle attività di Honeywell è datata 5 marzo 2018. Sono quasi due anni che gli ex dipendenti della Honeywell aspettano di lavorare. Una ventina di ingegneri ha trovato un posto di lavoro altrove, così come una quindicina di operai diretti già ricollocati. Ma la maggior parte degli ex Honeywell ha aspettato, fino a ieri, giorno dopo giorno per due anni, l’occasione del riscatto.
«Abbiamo tutti famiglia, mutui da pagare, spese ed esigenze», racconta Gianluca Iurisci, 50 anni, manutentore, «oggi si tenta il tutto per tutto. Certo, davanti alla Honeywell, ne abbiamo visti di politici passare. Da Calenda, a Renzi, a Di Maio. Ci dicevano che nessuno sarebbe rimasto fuori e oggi siamo qui, chi lavorerà e chi no». «Mi mancavano tre anni per andare in pensione», spiega Luciano Ianni, 60 anni, per 25 in Honeywell, «e a questa età mi devo rimettere in gioco. Non posso fare altrimenti, ma è dura. Ho visto la Honeywell nascere, il boom dell’espansione, la cassa integrazione, la mobilità volontaria. Eravamo una grande famiglia». Adesso c’è Baomarc. Ed è quasi un miracolo che dopo una delocalizzazione così violenta, si sia trovata una multinazionale decisa ad investire in Val di Sangro 22 milioni di euro. Ma tutto ha un prezzo. I metodi di selezione sono freddi e scientifici: chi resta e chi va. «È una multinazionale privata», fa spallucce un trentenne, «decidono loro come e chi assumere».
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