Ex Pediatrico, servizi ad Atessa se la struttura resta decadente

L’edificio in condizioni di grave difficoltà strutturale. La Asl: non ci sono risorse per le migliorie Una settantina di dipendenti rischiano così il trasferimento nella cittadina della Val di Sangro
CHIETI. La sanità teatina rischia un nuovo trasferimento di servizi fuori città. La maggior parte di quelli che si trovano nell'ex Pediatrico potrebbero essere delocalizzazione ad Atessa, con circa 70 dipendenti che verrebbero spostati insieme agli uffici in cui lavorano. L'ex Pediatrico ospita il Servizio prevenzione e sicurezza ambiente e luoghi di lavoro, tutti i Servizi veterinari, il Servizio igiene alimentare e nutrizione, il Servizio di igiene e sanità pubblica per i quali, in maniera informale, è trapelato un possibile spostamento ad Atessa. Poi ci sono il Centro diabetologico e il Consultorio che pure verrebbero trasferiti ma resterebbero in città, trovando sede magari nell'ex asilo comunale Peter Pan allo Scalo.
L'ex Pediatrico è in condizioni di grave difficoltà strutturale. Un problema che la direzione Asl si trascina da anni senza aver trovato soluzione e che ora sembra arrivato al capolinea. A dicembre scorso, infatti, alcuni lavoratori si sono rivolti alla Uil Fpl che ha fatto ufficialmente richiesta di una visita congiunta agli ambienti di lavoro. Il segretario provinciale Marco Angelucci e il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Vincenzo Stampone hanno avanzato formalmente la richiesta alla Asl evidenziando una serie di criticità. Nel documento sindacale si parla di "assenza di un adeguato microclima; presenza di barriere architettoniche; assenza di vie di emergenza e scale antincendio; crepe lungo i pilastri all'esterno dello stabile e all'interno delle stanze; infiltrazioni d'acqua sul soffitto e conseguente muffa e scrostatura degli intonaci; ristagno importante di acqua di affioramento presumibilmente da condotta idrica all'esterno dell'area parcheggio riservato ai dipendenti con evidente rischio idrogeologico a danno dell'intera struttura; caduta di calcinacci dai balconi; assenza di percorso pedonale di accesso alla struttura; assenza di illuminazione di emergenza; assenza di locali adibiti a spogliatoio".
Di fronte a questa situazione e a seguito di una ulteriore diffida da parte sindacale arrivata lo scorso 1° febbraio, la Asl non ha potuto far altro che fare la visita congiunta richiesta dal sindacato. Nel verbale di riscontro della visita si legge che la Asl ha preso atto dello stato di conservazione della sede, facendo sapere di aver richiesto fondi specifici alla Regione per l'adeguamento strutturale.
«Ad oggi», dicono però alla Asl, «non sono disponibili somme assegnate da computare in bilancio per programmare le dovute migliorie». E dunque, senza soldi della Regione, il rischio è che la Asl decida di risolvere il problema con un colpo di spugna: trasferendo a 70 chilometri di distanza i servizi, con disagi per lavoratori e utenza.
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