Facciamo Armando santo subito

L’editoriale del direttore sul ristoratore di Ortona che ha dato una casa alla famiglia nel bosco
PALMOLI. Adesso – finalmente – la famiglia del bosco ha una nuova casa, una casa di transizione prima di poter tornare al famoso casolare in pietra, che è diventato il simbolo e il racconto di una storia. Adesso la famiglia del bosco può uscire dalla struttura di accoglienza sorvegliata ed è come se il benefattore che ha messo a disposizione la sua casa, Armando, fosse diventato l’eroe di un film alla Frank Capra. Il nostro slogan è semplice: “Armando santo subito!”. Tuttavia, quello che celebriamo oggi in queste pagine non è un qualche apologo buonista, un lieto fine artefatto, ma un punto di svolta della storia che ci stiamo raccontando da un mese.
La casa del signor Armando, bella e pulita, è una casa-ponte per permettere che possano finire i lavori di ristrutturazione del vecchio plesso, con la creazione di una stanza per i bimbi e di un bagno interno. Ma questa sistemazione è anche un ennesimo messaggio alle istituzioni, ai giudici del primo grado, all’assistente sociale (a proposito, Chi l’ha vista?) che con la sua relazione ha costruito le condizioni per la sospensione della responsabilità genitoriale.
Questo trasloco, dunque, è molto più di un segnale, è come il suggello di un trattato di pace. L’arrivo dei nuovi difensori, gli avvocati Femminella e Solinas, con poche ma studiatissime mosse, ha cambiato l’immagine pubblica della famiglia, la sua comunicazione: ha reso plateale e impossibile da ignorare gli sforzi che la famiglia Trevallion ha messo i campi per azzerare le criticità e i dubbi sollevati dalla relazione dell’assistente sociale che così tanto aveva influenzato il giudizio. Si potrebbe dire, per fare un sintesi estrema, che dei cinque veri rilievi fatti alla famiglia (ambiente insalubre, rischio crollo, dubbi sull’omologazione scolastica, sulle certificazioni vaccinali, socialità dei minori con i loro coetanei) oggi non ne resta più nessuno in piedi.
Adesso, dunque, si deve tornare alla normalità: è la struttura dei servizi sociali che – se ha dei dubbi – li deve dimostrare, non il contrario. Siccome questo giornale ha pubblicato i documenti e le foto che attestano la nuova situazione (certificati, attestati, testimonianze, offerte, prove fotografiche) avremo la possibilità di capire se le ottusità e le astuzie da azzeccagarbugli che hanno portato alla separazione della famiglia Trevallion, potranno finalmente essere sostituti dall’unico elemento di cui si è potuta riscontrare la totale assenza: il buonsenso. Siccome non ho dubbi che i magistrati della Corte d’appello abbiano ben chiaro tutto questo, sono pronto a scommettere sulla notizia che da giorni aspettiamo di poter dare: a Natale i bambini devono poter tornare a casa. Sarebbe la vera prova di forza della magistratura: un enorme segnale di saggezza e di salute di un sistema capace di auto correggersi dopo l’errore.
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