Famiglia nel bosco, c’è il progetto per ristrutturare la casa: «Nathan ha approvato»

Il geometra Agostino: «Ora attendiamo l’ok per iniziare». Sarà una ditta di San Salvo a finanziare l’intervento: «Siamo felici di aiutarli»
PALMOLI. La catena di solidarietà che si è attivata intorno alla famiglia del bosco non si ferma alle semplici parole, ma continua ad allargarsi. Si allarga come un grande abbraccio simbolico che richiama quello, reale e quotidiano, di Catherine ai suoi figli, ogni volta che varca la soglia della casa famiglia dove i bambini vivono da giorni, lontani dalla loro casa e dai loro affetti. Un sostegno concreto, che oggi prende anche la forma di un progetto. Dopo l’iniziativa del ristoratore Armando Carusi, altre tre persone non sono rimaste a guardare: Simone Agostino, geometra, Nicola Santini, idraulico, ed Enzo Enrico D’Aloisio, geometra per la San Salvo Appalti. Agostino ha parlato al Centro del progetto di ristrutturazione del rudere, un intervento che i tre intendono realizzare al più presto, pagando interamente di tasca propria.
Simone, può raccontarci cosa è successo martedì mattina?
«Ho ricevuto una chiamata da un idraulico di San Salvo che si era offerto volontario in maniera completamente gratuita nell’effettuare i lavori nel rudere della famiglia. Essendo anche io di Palmoli, appresa la cosa ho contattato subito il sindaco e ho chiamato il signor Nathan per proporgli quello che mi aveva detto l’idraulico. Il caso ha voluto che lui si era offerto di svolgere i lavori con la ditta San Salvo Appalti di San Salvo, la stessa ditta con cui lavoravo all’epoca».
Tre amici che fanno beneficenza?
«Guardi, io vorrei dire una cosa: in Abruzzo ci sono tanti, tantissimi problemi. Ma una cosa che non manca a questo popolo è il cuore. Siamo tre persone che non hanno particolari problemi e più di una volta siamo intervenuti per aiutare chi ne aveva bisogno. La cosa non è stata neanche discussa, vogliamo che questa famiglia possa tornare a vivere in tranquillità e ci siamo messi in gioco per far sì che questo accada».
Siamo rimasti a martedì, poi come si è evoluta la cosa?
«Io mi sono incontrato con Nathan e mi ha spiegato come voleva che venissero svolti i lavori. Abbiamo controllato la fattibilità, i materiali e tutto il resto e il progetto era definito. Lui mi ha detto che il suo avvocato dell’epoca aveva già preparato la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività, ndr) per iniziare i lavori e che bisognava solo aggiungere i nomi della ditta che li avrebbe svolti. Ho preso un biglietto, ho scritto i nomi della ditta e dell’idraulico e gli ho detto di portarli al suo avvocato che li avrebbe aggiunti».
E perché non sono ancora iniziati?
«Il pomeriggio chiamo l’avvocato e gli chiedo se Nathan fosse passato a firmare le carte e a dargli i nomi. La risposta è stata negativa».
Tutto naufragato?
«No».
Cioè?
«Subito dopo la telefonata ho chiamato Nathan. Mi ha detto che non era andato all’appuntamento perché c’erano dei cambiamenti in corso. Poco dopo ho letto la notizia che l’avvocato aveva rinunciato al caso».
E questo influisce o no sul progetto e sui lavori?
«In teoria potrebbe. Ma in pratica io sono sempre in contatto con Nathan, l’ho visto anche stamattina (ieri per chi legge, ndr), e lui continua a confermare. Quello che ora stiamo aspettando è che i nuovi avvocati prendano in mano le carte, inseriscano i nomi della ditta e dell’idraulico e poi potremo partire con la ristrutturazione».
E, nella pratica, Nathan che tipo di lavori vorrebbe effettuare?
«Quello che abbiamo studiato insieme è allargare una parte della casa per aggiungere due stanze. Una sarà il bagno. Quello che ci ha chiesto lui è di fare una tettoia in legno e una muratura con materiali di recupero. Il bagno sarà sempre a secco. Ci ha detto che non vuole l’acqua corrente ma che bisognerà mettere un serbatoio, rigorosamente non di plastica, e che per scaldarla bisognerà collegarlo con una serpentina alla stufa che c’è in casa».
Le sembra una cosa fattibile?
«Sì, senza dubbio. Qui la gente è sempre stata abituata a vivere così. Io questa famiglia la conosco da tempo e non ci sono mai stati problemi. I bambini sono sempre stati felici e non c’è alcun bisogno di fargli vivere il trauma dell’allontanamento. Vogliamo che i lavori partano al più presto e che la famiglia possa finalmente ricongiungersi».
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