Faist, la procedura non si ferma Scattano i 16 licenziamenti

LANCIANO. «La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata il 4 febbraio, pertanto il termine complessivo dei 75 giorni previsti dalla normativa vigente per i licenziamenti collettivi (45...
LANCIANO. «La procedura di licenziamento collettivo è stata avviata il 4 febbraio, pertanto il termine complessivo dei 75 giorni previsti dalla normativa vigente per i licenziamenti collettivi (45 giorni in fase sindacale + 30 giorni in fase istituzionale) si intende raggiunto alla data del prossimo 19 aprile». È questo che si sono sentiti rispondere i lavoratori della Faist (fabbrica del lancianese che produceva sensori per le turbine di auto e veicoli commerciali) e il sindacato Fim Cisl che chiedeva di interrompere la procedura di licenziamento per la sopravvenuta emergenza Covid. E invece la beffa. Poiché i licenziamenti sono stati avviati prima del 23 febbraio, non rientrano nei casi di sospensione regolati dal decreto legislativo 18/2020. Dopo il 19 aprile per la Faist la procedura è conclusa e si passerà alla risoluzione dei rapporti di lavoro per 16 dipendenti, 9 di questi donne.
«Dopo il brutale comportamento della Faist», commenta la Fim in una nota, «nei confronti dei 16 addetti nei mesi scorsi e dopo aver annunciato prima la chiusura del sito e poi di notte prelevato e trasferito a Montone (Umbria) i macchinari, a nulla sono valsi i tentativi di persuasione. Abbiamo chiesto un incontro in Regione lo scorso 7 aprile per attivare la cassa integrazione in deroga secondo la normativa Covid, ma constatiamo con nostro rammarico che finora nessuna convocazione è arrivata. Dopo che si sono spenti i riflettori è calata la notte su questa vicenda. Ci aspettavamo che le parti si stringessero attorno ai dipendenti per fare fronte comune contro una società che non ha avuto alcun rispetto nei confronti dei lavoratori, del territorio e tanto meno delle istituzioni, visto che l'azienda ha declinato anche la convocazione della Regione qualche mese fa. Il mondo intero», stigmatizza la Fim, «si trova in una complessa fase storica e il nostro paese è investito in pieno dall'emergenza sanitaria. Nel nostro territorio, in questo contesto, sta per definirsi un dramma sociale che coinvolge i lavoratori della Faist. Ci auguriamo che la Regione non ci lasci soli».
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