Falconio: sorpreso e deluso Di Tizio: è caccia alle streghe

21 Settembre 2015

Stupore e amarezza tra gli ex vertici dell’istituto di credito finiti sotto accusa L’ex presidente: non accetto rimproveri. L’ex dg: con la mia gestione ottimi risultati

CHIETI. C’è chi è sotto choc e chi si mostra allibito. Sono reazioni comunque di sorpresa, una sorta di pugno nello stomaco, tra chi, come ex amministratore della Carichieti, è stato “messo in mora” da Bankitalia.

«Per me questa notizia equivale a uno choc bello buono», commenta Mario Falconio, ex presidente Carichieti, «sono stato 16 mesi lì dentro come presidente, e almeno 100 giorni con la visita della Banca d’Italia per le verifiche con tanto di imbarazzo e scompiglio. Certo, non posso stare tranquilli: dico soltanto che sono coscientemente libero da ogni rimprovero. Abbiamo avuto verbali e fatto anche tante controdeduzioni, compresa una rettifica da 200 milioni di euro rispetto a contestazioni che ci venivano mosse, per non parlare di altre cose. Il mio Cda», sottolinea Falconio, «era nuovo in banca, eravamo quelli ultimi arrivato io, Vincenzo Farina e Sebastiano Nasuti come Cda. Questa vicenda stupisce tanto: per lungo tempo c’è stato un netto distacco con la vigilanza e di colpo si arriva a questa conclusione. So solo che abbiamo lavorato per il meglio. So cercando di assemblare le carte per portarle da un avvocato esperto in materia. Mi dispiace che tutto questo accada all’ultima banca rimasta del territorio, l’ultima locale d'Abruzzo che poteva fare molto per l’imprenditoria e le imprese e per tutto il resto. Trasformarla o distruggerla non è cosa bella».

Sorpreso dal verdetto dei commissari di Bankitalia è Francesco Di Tizio, ex direttore generale dell’istituto di credito da dicembre 1998 a fine 2010. «Non me l’aspettavo», dice, «sotto di me la gestione della banca ha fatto ottimi numeri e ha avuto anche ispezioni. Non capisco perché si riprendono discorsi chiusi da 10-15 anni. È una sorta di accanimento. C’è stata anche una crisi economica devastante e di questo la banca ne ha risentito: un’azienda di credito non può avere effetti positivi quando tutto un sistema economico crolla. Io comunque sono tranquillo. Le responsabilità sono diverse. Adesso sono fuori da cinque anni», spiega Di Tizio, «e durante il mio periodo di gestione ho avuto cinque ispezioni della vigilanza: se ci fossero stati problemi gravi, sarebbero intervenuti prima. Dopo la vicenda Merker (l’azienda di Tocco da Casauria che la banca, capofila di altri istituti di credito, finanziò rimettendoci 43 milioni di euro, ndc), ci furono ben 4 ispezioni. È una caccia alle streghe che parte 12 anni fa. Con la particolarità che la Carichieti non è commissariata per il dissesto ma per irregolarità amministrative: adesso ci chiedono 208 milioni col dissesto che non c'è. Comunque sono sereno e mi difenderò». ©RIPRODUZIONE RISERVATA