False accuse al vicino, condannate

«Mi ha picchiata», ma non è vero: due anni di reclusione per madre e figlia
CHIETI. Madre e figlia sono state condannate per le false accuse nei confronti di un vicino di casa. Il giudice Chiara Di Gerio ha inflitto due anni di reclusione ciascuna (pena sospesa) a Mariarita Melchiorre e Silvia D’Alberto, finite sotto processo per calunnia. Il pm d’aula, Natascia Troiano, aveva chiesto due anni e mezzo per entrambe. Le donne dovranno risarcire con 1.500 euro la vittima, un teatino di 73 anni, assistito dall’avvocato Monica D’Amico.
La vicenda si inserisce in uno scenario di continui litigi condominiali. D’Alberto, stando alla ricostruzione della procura, ha accusato l’uomo di aver rigato con le chiavi il fanale della sua automobile e di averla aggredita colpendola con un pugno al basso ventre. L’episodio della macchina danneggiata – in realtà mai avvenuto – è stato confermato anche dalla madre di D’Alberto. Non solo: l’anziana ha denunciato di essere stata minacciata dal vicino che, impugnando una spranga, le avrebbe gridato: «Ti rompo la schiena». Per questi episodi, il 73enne è stato processato e assolto dal tribunale di Chieti. L’inchiesta per calunnia è dunque partita d’ufficio: è stato lo stesso pubblico ministero, senza aspettare la denuncia della parte offesa, ad aprire un fascicolo. A quel punto, l’uomo ha deciso di costituirsi parte civile e chiedere i danni per quelle accuse ritenute completamente infondate anche dal giudice. (g.let.)
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