False comunicazioni, a giudizio ex Cda Sasi

Conti in bilancio non chiari: non luogo a procedere per la gestione Pedullà, a processo quella di Scutti
LANCIANO. Due bilanci Sasi, quelli del 2009 e 2010, considerati dalla Procura frentana mancanti di voci che ne avrebbero cambiato sostanzialmente il risultato e i due Cda che li hanno deliberati sono finti sotto la lente d’ingrandimento del tribunale. Ieri, il giudice per le udienze preliminari, Francesco Marino, ha deciso per il “non luogo a procedere” per il Cda firmatario del bilancio 2009, ossia quello in carica dal 2006 al novembre 2010 con Gaetano Pedullà, presidente, Camillo La Barba e Giuseppe Masciulli, Vincenzo Palmerio, consiglieri. Mentre ha deciso per il rinvio a giudizio, al 12 ottobre prossimo, per il Cda in carica dal novembre 2010 a novembre 2013 formato da Domenico Scutti, attuale presidente Sasi, Vincenzo Palmerio e Giuseppe Di Vito, ex consiglieri. Nello specifico il giudice ha emesso una sentenza per Gaetano Pedullà, rappresentato dai difensori Cosimo Pedullà e Aldo La Morgia,che aveva chiesto il rito abbreviato. Per lui c’è stata l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Mentre per i suoi consiglieri, La Barba, Masciulli e Palmerio ha deciso per il non luogo a procedere. «Sono soddisfatto per questa decisione anche perché ero convinto di aver operato nella massima correttezza e nell’interesse della Sasi e dei cittadini», ha commentato Pedullà. Per lui e il Cda l’accusa era di aver, nel bilancio 2009, «impropriamente annotato al conto “fatture da ricevere” degli anni 2010-11 le fatture dell’Aca per forniture idriche effettuate nel 2009-10, pari a 563.332euro». Ma il giudice ha non ravvisato reati.
Sarà invece il processo a chiarire la posizione del Cda formato da Scutti, Palmerio e Di Vito rinviati a giudizio per il bilancio 2010. Che, per la Procura non conterebbe nel fondo rischi, oltre 10 milioni di euro. Soldi derivanti in gran parte dall’omissione della svalutazione di crediti commerciali verso l’utenza perché non più esigibili per 2.0821 euro e dal mancato inserimento dei 9 milioni dovuti all’Acea come sentenziato dal tribunale in primo grado. Nel bilancio sarebbero stati accantonati solo 3.528.000 euro. Soldi che se inseriti avrebbero determinato una variazione del risultato di esercizio.
Teresa Di Rocco
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