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Famiglia del bosco. Catherine: «I miei tre figli malati Non posso aiutarli, sono distrutta»

29 Marzo 2026

Il tormento della mamma via Whatsapp: «Quali accuse giustificano questa separazione forzata? Ora loro sono spaventati e depressi»

PALMOLI

Un messaggio WhatsApp spedito nel cuore della notte. Poche righe per raccontare una distanza diventata insopportabile. «I miei tre bambini sono malati, hanno la febbre e non possono ricevere le cure e l’amore della madre da cui non sono mai stati separati in tutta la loro vita». Inizia così la richiesta di aiuto di Catherine Birmingham.

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La mamma del bosco di Palmoli affida la sua angoscia ai professionisti che la difendono in tribunale. È una veglia di tormento, segnata dall’impossibilità di fare la cosa più semplice per un genitore: esserci.

Lo sfogo arriva pochi giorni dopo un incontro che sembrava aver aperto uno spiraglio. Un faccia a faccia a Roma con il presidente del Senato, Ignazio La Russa. La seconda carica dello Stato aveva accolto Catherine e il marito Nathan Trevallion nella sua residenza di Palazzo Giustiniani per ascoltare la loro storia e le loro ragioni. Ma la realtà di tutti i giorni, lontana dai palazzi della Capitale, riporta le lancette indietro, al 20 novembre scorso. Il giorno esatto in cui la vita della famiglia si è fermata.

Catherine vive lontana dai figli. I tre piccoli si trovano in una struttura protetta, una casa famiglia a Vasto. La separazione decisa dai giudici diventa uno scoglio ancora più duro da accettare quando arriva la malattia. A leggere i messaggi in tempo reale, mentre fuori è ancora buio, è lo psichiatra Tonino Cantelmi. Lavora come consulente di parte della famiglia e decide di non far cadere nel vuoto questo appello. «Ho deciso di rendere pubblico, attraverso i frammenti meno drammatici di una lunga e disperata conversazione notturna, il dolore immenso di Catherine», spiega il medico. Le sue parole mettono in fila i fatti e le emozioni di quelle ore passate svegli davanti a uno schermo. «Durante la notte appena trascorsa riferisce di sapere che i suoi figli hanno la febbre. Questa notizia e il non poterli accudire non le consente di dormire, è preoccupata, inquieta e addolorata. Saperli ammalati e non poterli consolare la distrugge».

I testi scritti dalla donna colpiscono duro. Mettono nero su bianco la mancanza di risposte su quello che sta succedendo. «Sto soffrendo moltissimo sapendo che i miei figli sono malati e che non mi è stato nemmeno permesso di andarli a trovare, di controllare come stanno e di confortarli. Questo è profondamente ingiusto sotto molti punti di vista. Quali accuse ho contro di me che giustificano questa separazione forzata dai miei figli? In che modo li ho maltrattati, danneggiati o trascurati?». Domande che restano ferme, senza risposta.

Il professor Cantelmi spiega la reazione della madre e traduce la stanchezza accumulata in questi mesi di lontananza. «Si chiede di quale tremendo reato si sia macchiata per meritarsi una separazione così piena di tribolazione». La tensione sale, messaggio dopo messaggio, fino al crollo. «Semplicemente in questo momento non ce la faccio!», ammette Catherine, confessando tutta la sua impotenza. Il suo pensiero corre di continuo a quella stanza, a decine di chilometri di distanza. Pensa ai letti in cui riposano i bambini. «Non riesco a dormire, preoccupata per tutti e tre. Sono spaventati, depressi e ora separati dalla madre, dal padre, dagli animali, dalla casa e dalla vita che conoscono e amano». Un elenco semplice e spietato che riassume i pilastri della loro esistenza di prima. Un mondo spazzato via da una quotidianità che non riconoscono e che non hanno scelto. A raccogliere questa disperazione ci sono i professionisti che affiancano la donna in questa lunga battaglia legale: l’avvocato Danila Solinas, insieme al collega Marco Femminella, e la psicologa Martina Aiello. È con loro, oltre che con il professor Cantelmi, che Catherine divide il peso di questa ennesima notte in bianco. Lo psichiatra chiude la sua analisi dando un senso chiaro e definito all’intera conversazione. «Queste sono le notti di dolore di Catherine», dice Cantelmi. «È una madre che non può contenere il dolore di una separazione così dura e incomprensibile. Dobbiamo restituire a Catherine la dignità e accompagnare il suo dolore, scambiato superficialmente come ostilità. Quale madre potrebbe stare tranquilla in una situazione simile?». Le chat si spengono. Resta la mappa fredda di una famiglia divisa: tre bambini affrontano la malattia in una struttura protetta di Vasto. E una madre aspetta la mattina, da sola, a Palmoli.

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