Famiglia del bosco, l’intervista esclusiva a Papà Nathan: «Soffriamo molto ma crediamo nella giustizia»

«La nostra vita è insostenibile. Il valore della famiglia è sacro. Ai miei bimbi dico: restate forti»
PALMOLI. Dal 20 novembre, il giorno in cui i suoi tre figli sono stati portati via dal bosco di Palmoli, la vita di Nathan Trevallion è stata stravolta. È cambiato tutto, da quando assistenti sociali e carabinieri hanno bussato alla porta della casa di pietra con in mano l’ordinanza del tribunale per i minorenni dell’Aquila. E sono cambiati anche i suoi figli, che lui può vedere solo per poche ore a settimana. A quasi tre mesi di distanza dall’ultima volta, il papà della famiglia protagonista di uno dei casi di cronaca più seguiti d’Italia accetta di rispondere alle domande del Centro. Siamo all’indomani del grido d’aiuto di sua moglie Catherine, pubblicato da questo giornale, in cui la donna denuncia le condizioni all’interno della struttura protetta di Vasto dove i suoi figli sono stati portati.
Ma Nathan, che incontra di pomeriggio gli avvocati difensori Marco Femminella e Danila Solinas nello studio legale di Chieti, non cerca polemiche. Sono parole che raccontano dolore misto a speranza. Il dolore è quello di una separazione forzata. La speranza è di riabbracciare i suoi figli il prima possibile. Parla in italiano, Nathan. E a volte si aiuta buttando lo sguardo su un foglio bianco in cui ha tradotto alcune frasi dall’inglese. «Ho bisogno ancora di qualche giorno per parlare completamente senza leggere», prova a stemperare la tensione, con un sorriso.
Nathan, è da molto tempo che non parla con i giornalisti. Come sta?
«Stiamo soffrendo molto. Sia io che mia moglie».
Perché siete rimasti in silenzio fino a oggi?
«Dal 20 novembre abbiamo osservato un silenzio assoluto per una forma di rispetto».
Nei confronti di chi?
«Di tutti quelli che lavorano per il nostro caso».
E ora che cosa è cambiato?
«La nostra vita è diventata insostenibile. Ci sentiamo travolti e confusi da dichiarazioni, polemiche e notizie che non ci appartengono. Vogliamo dire con chiarezza che noi crediamo nella giustizia e nel sacro valore della famiglia».
Sua moglie, di cui si parla tanto in televisione e sui giornali, come sta?
«Mia moglie è tanto, tanto triste. È molto addolorata, arrabbiata e ansiosa. È veramente disperata».
Sono gli stessi sentimenti che sta provando lei?
«Sì, sto molto male anch’io».
Vedere i suoi figli non l’aiuta a sentirsi meno solo?
«Provo una grandissima felicità quando li abbraccio. Ma, nel momento in cui devo andare via, il mio cuore si spezza».
Al momento, quanti incontri ha a disposizione?
«Tre a settimana, per un’ora e mezza ciascuno: il lunedì, il mercoledì e il venerdì».
Non dev’essere facile per un padre.
«Ogni volta che devo separarmi da loro, è durissima».
Quando lei va via dalla casa famiglia, che cosa dice ai suoi figli?
«Io dico sempre loro che li amo, che devono essere forti e che speriamo presto di tornare tutti insieme».
E i suoi bambini cosa le dicono, quando la salutano?
«Mi rispondono che mi amano. Anche loro, quando mi vedono andare via, sono molto addolorati. Non riescono a capire perché io posso uscire dalla casa famiglia e loro no».
Quale spiegazione ha dato ai bambini?
«Io e mia moglie abbiamo spiegato che, al momento, devono restare lì perché abbiamo un problema con i servizi sociali».
Fino a prima del 20 novembre, la sua famiglia era molto unita: lei, Catherine e i tre bimbi passavate insieme tutta la giornata. Adesso è sempre da solo: come trascorre questa attesa infinita e dolorosa?
«Per la maggior parte del tempo mi prendo cura degli animali. E molto spesso sto in macchina, per andare e tornare dalla casa famiglia di Vasto».
Catherine sta facendo tutto il possibile per tornare a riabbracciare i suoi bimbi anche fuori dalla struttura protetta (dove vive anche lei, seppure in un piano diverso rispetto a quello dei piccoli, ndr)?
«Sì. Anche la maestra che ha iniziato a insegnare ai miei figli è molto contenta dell’atteggiamento di Catherine».
Avete commesso qualche errore?
«Se abbiamo fatto errori, è accaduto per incomprensioni ed equivoci. Noi chiediamo solo una cosa».
Quale?
«Vogliamo vivere felici e sereni, con i nostri figli, nel rispetto della legge italiana. Solamente questo».
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