18 febbraio

Oggi, ma nel 1976, in tutta Italia, usciva “Ancora tu”, di Lucio Battisti, che il 28 febbraio successivo entrerà nella classifica nazionale dei singoli, al sesto posto, e la registrazione conteneva le parti di chitarra suonate dal teramano Ivan Graziani. Il pezzo, che in buona sostanza era una sorta di dialogo cantato tra ex fidanzati che mixava parole romantiche alla base musicale di derivazione disco-dance d'impronta statunitense, era estratto dal 18° album inciso in studio, intitolato “Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera”, pubblicato dall’etichetta discografica dello stesso autore, la Numero uno di Milano. Nel b-side del disco c’era “Dove arriva quel cespuglio”.
Il nuovo successo, nato dal sodalizio con Mogol, al secolo Giulio Rapetti, era stato scritto durante il viaggio del cantautore di Poggio Bustone, di 33 anni (nella foto, sulla copertina del vinile, mentre saltava nel fango sul lago di Alserio, in quel di Como, nello scatto del regista Cesare “Monti” Montalbetti usato anche come immagine d’apertura del 33 giri), sulla Interstate 5, ovvero la grande strada di collegamento tra la California, il Messico e il Canada, tra maggio e giugno '75, arriverà dopo tre anni dall’ultimo lavoro, “Il nostro caro angelo”, del settembre 1973. Ma la consacrazione definitiva c'era già stata ed era ormai assodata: risaliva al 15 ottobre 1970, data di uscita di “Emozioni”, singolo rimasto nella storia della musica italiana.
"Ancora tu" diverrà molto ballato nelle discoteche del Belpaese e «ancora tu, ma non dovevamo vederci più […] ma lasciarti non è possibile» diverrà un modo di dire gergale, molto in voga non solo tra i giovani. Il 31 dicembre successivo, la traccia chiuderà al primo posto nella chart tricolore annuale dei 45 giri. “Ancora tu” rimarrà tra le canzoni più orecchiate di Battisti e simbolo del suo lungo e fortunato sodalizio professionale col paroliere figlio d'arte di "Calibi", altro grande personaggio del panorama canoro del Belpaese. Legato ad “Ancora tu”, stando ai critici musicali, ci sarebbe anche la registrazione, risalente sempre al 1975, del primo vero videoclip moderno italiano. Opera di Ruggero Miti, girato intorno al già menzionato lago di Alserio, e destinato al telegiornale del secondo canale dell’emittente di Stato, ma poi mai mandato in onda. Verrà riesumato nel 1998, per la trasmissione degli speciali di Tg2 dossier “Canzoni segrete”, del giornalista Michele Bovi.
