17 febbraio

Oggi, ma nel 1944, a Genova, al civico 20 di via Luigi Mercantini, alle 13.30, Cora “Corinna” Grisolia, di 30 anni, argentina di Buenos Aires, ex entraineuse in una casa di appuntamenti di Torino, uccideva, con 47 coltellate, il marito Clemente Mazzarello, di 36, orefice, sposato quattro anni addietro, per derubarlo simulando una rapina. Il caso, anche per la notorietà della vittima, destava enorme clamore mediatico non solo nella città della lanterna, ma in tutto il Belpaese. L’unione coniugale (nella foto, particolare, i due evidenziati in rosso in un riepilogo giornalistico risalente al tempo del processo fiorentino d'appello) era stata un vero e proprio inferno per il facoltoso gioielliere perché la consorte aveva continuato a frequentare altri uomini, ad avere abitudini socialmente discutibili, ad essere violenta e ad essere spesso in preda a scatti d’ira.
Ma anche a esigere un certo tipo di benessere economico. Inoltre s’era anche curata poco e malvolentieri del figlio cagionevole di salute che, infatti, era poi era morto prematuramente in circostanze dubbie. Questi dettagli porteranno Corinna e l'omicidio Mazzarello ad entrare nell'almanacco della nera tricolore. Dopo un tortuoso iter processuale -che coinvolgerà anche altre persone, che però poi saranno dichiarate estranee al fatto-, il 28 ottobre 1950, nella Città della lanterna, Corinna verrà condannata, in primo grado, a 30 anni di carcere. Sia la sentenza d’appello, del 3 novembre 1953, a Firenze, che quella della Corte di cassazione, a Roma, dell’11 maggio 1955, confermeranno la decisione iniziale dei giudici. Pena che, per via del condono, scenderà a 22 anni. Ma alla fine l’assassina verrà graziata dal presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, il 21 dicembre 1963, su suggerimento dell’avvocato Luigi Vecchi. E proprio quel giorno lascerà il penitenziario di Perugia.
