Brugman e la perla decisiva: «Il Partenio mi porta bene»

Il centrocampista uruguaiano aveva segnato un eurogol ad Avellino nel 2018
PESCARA. Ad Avellino aveva già lasciato un souvenir nel 2018 con un parabola magica da centrocampo che diventò virale sul web a livello mondiale. Altri tempi, ma lo stesso talento cristallino sbocciato in Uruguay nel 1992 che risponde al nome di Gaston Brugman. È lui il match winner ad Avellino: «Merito mio? No, è stato merito di tutta la squadra, brava in tutte le fasi. Questo stadio mi porta bene... (ride, ndc). Sul gol non ci ho pensato due volte, ho visto arrivare quel pallone e ho provato a calciare di piatto: mi capita di trovare queste giocate importanti nei momenti difficili. Sono qui per questo, per mettere la mia esperienza al servizio dei compagni. Ma anche Insigne, Faraoni e altri più esperti sono sempre positivi con i ragazzi più giovani. Il lavoro paga, quindi poche parole e tanto lavoro da qui alla fine. Questa vittoria dev’essere un punto di partenza. Il calendario è difficile, ma finché c’è la possibilità di giocarcela, non molliamo. Questa è stata una partita dura, ma nel primo tempo potevamo già far gol in alcune occasioni. Giocare bene o male non conta, per noi conta fare punti. L’abbiamo vinta, quindi, va bene e siamo contenti», ha detto il centrocampista dopo il match del Partenio. Ieri il regista è tornato a timbrare il cartellino in serie B con la maglia del Pescara quasi sette anni dopo l’ultima volta (4 maggio 2019 a Venezia). Il suo 20° gol con il Delfino regala a Gorgone la prima vittoria esterna della stagione, la terza totale in 25 giornate. Pesantissima, perché arriva in un turno favorevole, con tutte le rivali dirette andate ko sugli altri campi. La perla del 33enne di Rosario al Partenio riaccende la speranza di un Pescara ancora ultimo in solitudine nella classifica della serie B, ma un po’ più vicino alla soglia della sopravvivenza. Oggi i play-out sono a 5 punti - ancora tanti - grazie al colpo del “maestro” uruguaiano, entrato a gara in corso al posto dell’infortunato Caligara e capace di gestire energie e palloni con la saggezza della sua lunga esperienza (quasi 400 partite tra A, B, MLS e Segunda Liga spagnola) fino al momento clou, quello in cui una giocata può cambiare la storia. Adesso tre partite sulla carta impossibili: Venezia, Palermo, Frosinone. «Nulla è impossibile: siamo ultimi e non abbiamo tempo di pensare a chi ci troviamo di fronte, per noi sono tutte finali da qui alla fine. Non guardiamo in faccia nessuno e giochiamo con il coltello tra i denti», chiude Gas. Aspettando Insigne, ieri solo in panchina, tocca a Brugmano prendere per mano i compagni e alzare l’asticella di questo Pescara. Lui, arrivato ragazzino nel 2012 grazie ad una brillante intuizione di mercato dell’ex ds Daniele Delli Carri (acquistato per 200mila euro dall’Empoli), e tornato dopo aver incantato e vinto nella lega americana di un certo Lionel Messi, è l’uomo della provvidenza. Diventerà anche l’uomo del miracolo? Perché, oggi, di quello ha bisogno il Delfino.

