Famiglia nel bosco, il nuovo documento: «I tre fratellini mai isolati, hanno relazioni autentiche»

Ecco la perizia di neurologi e pedagogisti incaricati dagli avvocati dei Trevallion. Analizza il comportamento dei piccoli, la loro vita rurale, la capacità d’adattamento
PALMOLI. Non è isolamento, ma un modello educativo differente, legittimo e per certi versi anticipatorio di competenze che la società moderna fatica a costruire. La tesi della deprivazione sociale, che ha portato all’allontanamento dei bambini di Palmoli, viene contestata alla radice da un pool di esperti incaricato dalla difesa dei genitori, gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas. Nelle pagine della “Nota integrativa centrata sui comportamenti dei bambini”, gli specialisti – il medico Paolo Zavarella, la neurologa Giovanna Borriello, la psicologa Francesca De Cagno e la pedagogista Viviana Vitale – offrono una lettura scientifica che ribalta la narrazione dei “bambini selvaggi”, descrivendo le scelte di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion non come negligenze, ma come atti intenzionali di alto valore pedagogico.
Valutare le competenze dei tre fratellini – la figlia maggiore di otto anni e i due gemelli di sei – richiede uno sguardo libero da automatismi. Il documento tecnico mette in guardia dal rischio di sovrapporre «automaticamente modelli urbani e altamente tecnologizzati» a un contesto di vita basato sul contatto diretto con la natura. Alcune reazioni dei minori, se lette attraverso un «paradigma esclusivamente cittadino», potrebbero essere scambiate per segnali di disagio. Invece, se correttamente contestualizzate, si rivelano indicatori di «presenza attiva, autonomia, adattamento e partecipazione alla vita familiare e comunitaria».
Il nodo centrale dell’analisi riguarda la socializzazione. Nel dibattito comune si commette l’errore di valutarla «esclusivamente sulla base della frequenza a contesti istituzionali standardizzati» o sull’esposizione precoce a dinamiche urbane. Per questi bambini la vita sociale segue una traiettoria diversa, «non assente». Avviene inizialmente in modo «verticale», interagendo con adulti e familiari, si sviluppa attraverso una «cooperazione reale e non solo simbolica» e si arricchisce progressivamente di «relazioni orizzontali». Le osservazioni tecniche riportate nel documento descrivono dinamiche precise: tra i fratelli e con altri bambini emergono «cooperazione spontanea» e «gioco condiviso». È una socialità che «non è forzata né necessita di essere iper-stimolata», ma che matura in modo «organico e progressivo», favorendo «relazioni autentiche» e riducendo «competizione e conformismo precoce».
La prova della validità di questo percorso risiede nella capacità di adattamento. L’inserimento in contesti comunitari nuovi ha mostrato bambini capaci di «entrare in relazione con altri bambini», «apprendere regole di gioco» e «sperimentare attività nuove». Una temporanea esitazione di fronte a giochi o rituali sconosciuti «non indica isolamento, ma novità». Ciò che conta è la «plasticità relazionale» che permette loro di muoversi tra mondi diversi senza che il percorso appaia «precluso né compromesso». Anche l’uso delle risorse va letto in quest’ottica. La minore familiarità con l’acqua calda illimitata è il «risultato di una scelta coerente e consapevole di aderire a un modello di sobrietà».
I bambini hanno imparato fin da piccoli «che le risorse non sono infinite» e che l’attenzione all’energia è «parte importante del buon vivere in comune». Quando i minori si sono trovati improvvisamente in una casa famiglia, con «tanta disponibilità di acqua calda, sapone e giochi», dopo un fisiologico «curioso stupore» sono stati «in grado di conformarsi alle condizioni variate del contesto» nel giro di pochi giorni. Tale reazione depone per un «corretto sviluppo sociale e relazionale» e l’assenza di «blocchi comportamentali», a eccezione del malessere per l’«allontanamento repentino» dai genitori.
Lo stesso criterio va applicato all’igiene. L’uso prolungato degli stessi indumenti durante le attività all’aperto o la relazione diretta con la terra sono tratti «tipici dei contesti rurali» che non possono essere giudicati con «parametri estetici o abitudinari dei contesti urbani». Non si tratta di trascuratezza, ma di «funzionalità rispetto alle attività svolte»: l’abbigliamento pratico consente di «sperimentare il corpo in modo pieno», sviluppando «coordinazione, equilibrio e consapevolezza corporea». È fondamentale, si legge nella nota, «distinguere tra differenza di stile di vita e incuria».
Alla base di tutto c’è la «sicurezza affettiva». La presenza costante delle figure adulte e la qualità del tempo condiviso hanno creato una «base solida» da cui i bambini possono esplorare il mondo. La capacità di «allontanarsi e ritornare spontaneamente» o di «affidarsi agli adulti senza segnali di iper-controllo» è indicativa di un «attaccamento sicuro». Valutare questi bambini con criteri «esclusivamente urbani» conduce a conclusioni errate. Se osservati con parametri adeguati, i tre fratelli si rivelano bambini «presenti», «curiosi», «amati», «capaci di adattamento» ed «emotivamente stabili».
Le loro caratteristiche sono «manifestazioni coerenti di un diverso paradigma educativo» e la diversità degli stili di vita, conclude il documento, «non è sinonimo di pregiudizio», ma una delle molte forme per garantire «cura, crescita e benessere ai propri figli».
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