Famiglia nel bosco, lo psichiatra: «Non prolunghiamo il tempo del dolore, la perizia servirà a fare chiarezza»

La vicenda di Palmoli. Interviene Tonino Cantelmi, il super-perito nominato dalla difesa della famiglia del bosco in vista dei test psicologici ordinati dal tribunale dei minorenni nella sentenza con cui è stato respinto il ricorso dei genitori. (Nella foto, la madre Catherine)
"Faccio mio l'appello del Garante: cerchiamo di non prolungare troppo il tempo del dolore". Così, all'ANSA, lo psichiatra Tonino Cantelmi, il super-perito nominato dalla difesa della famiglia del bosco in vista dei test psicologici ordinati dal Tribunale dei minorenni nella sentenza con cui è stato respinto il ricorso della famiglia anglo-australiana.
"La perizia è una grande opportunità di chiarezza e, su questo, condivido la scelta del Tribunale - aggiunge lo specialista, con un passato in Vaticano come consulente di uno dei Dicasteri della Santa Sede -. Forse andava fatta in quel fatidico anno che ha preceduto il prelievo (dei bambini), per trovare una modalità di accompagnamento senza giungere a una decisione dalla potenzialità traumatica elevata. Il consulente tecnico d'ufficio è una psichiatra esperta. Noi siamo collaborativi. Purtroppo la perizia ha tempi tecnici che non si accordano con i bisogni dei bimbi e la necessità di trovare al più presto una modalità di accompagnamento non traumatizzante".
Cantelmi sottolinea l'importanza del periodo prima del trasferimento dei bambini dal casolare nel bosco nella struttura protetta e, su questo, chiede attenzione. "A questo proposito - dice ancora - dobbiamo accendere i riflettori sull'anno che ha preceduto il prelievo dei bambini ed il loro sradicamento dal contesto familiare: siamo sicuri che sia stato fatto davvero tutto il possibile se, come mi è stato riferito, in un anno ci sono stati 5 incontri tra cui 2 con le forze dell'ordine e il quinto sarebbe stato il prelievo?".
Sul rischio di un allontanamento della mamma dei minori dalla casa famiglia dove si trova con i figli da fine novembre scorso, lo psichiatra fa chiarezza. "Qui conto sul buon senso e credo che tutti stiano lavorando per un equilibrio virtuoso - le sue parole -. Una decisione di allontanamento sarebbe un ulteriore trauma come ha già chiarito il Garante nazionale per l'Infanzia. Ma sono molto confidente circa la professionalità degli operatori e la loro capacità di accogliere e accompagnare. Un sistema rigido è espulsivo, un sistema flessibile è accogliente ed efficace".

