Fara, il sindaco D’Onofrio premia Savina
Il paese dice grazie al vice capo della Polizia per aver fatto conoscere le Farchie anche a Milano
FARA FILIORUM PETRI. Expo Milano 2015. La regione Abruzzo sceglie la location nel quartiere Brera, in un bellissimo palazzo storico. Sarà il luogo dove le comunità abruzzesi si avvicenderanno per presentarsi al mondo. Partecipa anche il consorzio delle “ Colline Teatine”. Ognuno porterà con sé il meglio del territorio: olio, vino, prodotti tipici, artigianato, gastronomia, turismo, cultura, tradizioni. Tra questi c'è anche Fara Filiorum Petri, che, oltre alla cipolla, decide di portare il simbolo più alto della sua storia: la Farchia.
Da subito ci sono i primi problemi logistici. La Regione dice sì, ma a condizione che sia solo da usare come esposizione all'interno di Casa Abruzzo. Una Farchia che non si accende per un farese equivale ad andare a Roma e non vedere il Papa. Il sindaco di Fara, Camillo D'Onofrio, capisce che bisogna trovare una soluzione. Subito. Scrive a Giuliano Pisapia, allora primo cittadino della capitale lombarda. Nel frattempo Sant'Antonio, da par suo, agisce per altre strade. Il sindaco di Milano, colpito dall'accorata richiesta del suo collega, si rivolge al capo del sistema di sicurezza dell'Expo che è un abruzzese, il Questore Luigi Savina. Chi meglio di lui può comprendere la richiesta che giunge dalla sua terra e tradurla da sogno in realtà? Così è stato. In una sera di fine Agosto, alla sua presenza e quella delle autorità delle “ Colline Teatine “ la Farchia di Fara esce da Casa Abruzzo, preceduta dai cantori e suonatori di ddu bbotte al canto di Sand'Adonije attraversando la parte più “ in” di Brera.
I suoni e i canti si dipanano per i vicoli, la città si ferma quasi attonita di fronte al passaggio di quello strano oggetto che sembra un'astronave dell’antichità che è lì e vuole parlare al mondo di pace, fraternità, bellezza. I turisti seduti nei ristoranti all'aperto si fermano stupiti e applaudono. Alcuni, come rapiti da chissà quale energia sconosciuta, si alzano e seguono il corteo festante fino a destinazione. Tocca a Savina, insieme al sindaco D'Onofrio, accendere la Farchia. Subito dopo è festa, dolci e vino. Soprattutto tanto Abruzzo nell'espressione più alta fatta di radicamento al territorio, alle tradizioni millenarie tramandate dai padri.
Un brand ineguagliabile in un mercato globalizzato sempre più esigente di qualità e originalità. Domenica scorsa l'epilogo. L'intera comunità farese si è raccolta intorno al suo sindaco e amministrazione comunale per accogliere, festeggiare, ringraziare l'uomo che ha permesso ad un piccolo paese di parlare al mondo lanciando un messaggio di pace attraverso l'accensione della Farchia a Brera.
L'ex Questore, diventato vice capo della Polizia, di fresca nomina per i risultati conseguiti sul campo, Luigi Savina è arrivato a Fara per ricevere un riconoscimento come attestazione morale e spirituale per il lavoro svolto. In un bellissimo e pacato intervento ha ripercorso la sua folgorante carriera di uomo di Stato sin dal concorso pubblico che ha dato il via ad una carriera incredibile. Grazie al suo senso del dovere, al legame verso le istituzioni, al suo modo di essere abruzzese. Un lungo e commosso applauso ha salutato la fine del suo discorso ascoltato con attenzione e orgoglio da tutta la platea numerosa.
Subito dopo, il sindaco D'Onofrio, ha consegnato nelle sue mani una riproduzione in miniatura di una Farchia in ferro battuto eseguita dal M° Raffaele Di Prinzio. Perché con i faresi è sempre così: tu gli dai un poco del tuo tempo, loro ti avranno nel cuore, per sempre.

