Fasce dei sindaci a terra e slogan contro la Regione

2 Aprile 2015

Atessa e 11 Comuni del Sangro al corteo contro la chiusura del blocco operatorio Studenti con gli striscioni. I commercianti: ci ricorderemo di chi ha deciso così

ATESSA. Si sono messi in marcia alle 10 in piazza Garibaldi per arrivare dopo un’ora davanti all’ingresso del San Camillo. Partiti politici, movimenti civici, comitati, ma soprattutto tanti utenti, hanno manifestato contro la chiusura del blocco operatorio dell’ospedale di Atessa annunciata dal prossimo 7 aprile: in pratica è il de profundis per il presidio sanitario. Tutto questo mentre è scontro fra forze politiche.

Il “no” alla chiusura del San Camillo ha avuto due caratteristiche principali: la partecipazione di undici rappresentanti di altrettante amministrazioni comunali - Montazzoli, Paglieta, Perano, Bomba, Altino, Tornareccio, Montelapiano, Pietraferrazzana, Fossacesia, Villa Santa Maria e Monteferrante - e di tanti giovani delle scuole superiori di Atessa. Sono stati loro a movimentare il corteo, a urlare slogan che hanno travalicato i confini cittadini. Una risposta chiara è stata data anche dai commercianti del centro storico che hanno accolto il corteo a serrande abbassate e con la scritta molto eloquente: “Protesta generale contro l’assurda chiusura dell’ospedale-Ci ricorderemo di voi”. Molti gli slogan gridati contro Silvio Paolucci, assessore regionale alla sanità, e al presidente Luciano D’Alfonso.

A chiudere sarà il blocco operatorio nei reparti di Chirurgia e Ortopedia e i medici, compresi gli anestesisti, e gli infermieri, saranno trasferiti forse a Lanciano. Ad Atessa resterebbero Medicina, Lungodegenza, Riabilitazione, Pronto soccorso, Radiologia e Analisi. Chi restra, tra questi reparti, si chiede se sia possibile mantenere un Pronto soccorso, una Radiologia con mezzi di contrasto, o un’urgenza in medicina, senza anestesisti.

«Chiediamo al presidente D’Alfonso», ha detto Giulio Borrelli, capogruppo di Movimento Atessa Unita (Mau) e fondatore di Abruzzo Civico, «di tenere conto della richiesta che viene dalla stragrande maggioranza di questo territorio e di revocare immediatamente il provvedimento di chiusura preso dai responsabili della Asl. Il Mau ha denunciato, ieri come oggi, le decisioni che hanno portato allo smantellamento dell’ospedale e si è sempre battuto per difendere il San Camillo. Mi chiedo, invece, dove erano e che cosa hanno fatto quegli esponenti del centrodestra nostrano e che adesso gridano tanto, quando erano chiusi i reparti, i primari trasferiti e le urgenze tolte».

Una bacchetta a Mario Olivieri, consigliere regionale di Abruzzo Civico, viene dal segretario provinciale del Pd, Chiara Zappalorto: «È grave e fuori luogo la presenza del consigliere Olivieri al corteo. Gli ricordo che, compito di un esponente di maggioranza, che peraltro presiede la commissione sanità, è lavorare per trovare la soluzione al problema»; e da Marco Rapino, segretario regionale del Pd: «Strumentalizzare questa protesta è sintomo d’inadeguatezza del ruolo che ricopre, per cui l’invito a una maggiore ragionevolezza. Coltivare gli orticelli elettorali non serve, per vincere occorre saper governare e farlo bene significa essere coraggiosi, lungimiranti, capaci e soprattutto avere un progetto concreto da attuare per il benessere dei cittadini».

Il sindaco Nicola Cicchitti, si dice deluso da D’Alfonso: «Perché non ha mantenuto l'impegno assunto il 25 febbraio scorso alla presenza di sanitari dell’ospedale per un incontro da convocare con il direttore generale Asl Francesco Zavattaro. Pretendo che ci sia rispetto per questa città e questo territorio, Atessa non può pagare liti e frizioni che avvengono altrove». Alla fine i giovani hanno urlato rivolti ai sindaci: «Riconsegnate le fasce»: e undici fasce tricolori sono state depositate all’ingresso dell’ospedale.

Matteo Del Nobile

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