Fatale un colpo sparato alla testa L’assassino per adesso non parla

17 Febbraio 2022

L’autopsia rivela: quattro proiettili andati a segno, un’altra scarica ha ferito De Grandis di striscio Petrosemolo non risponde alle domande del gip, la difesa: «Nei prossimi giorni valuteremo»

LANCIANO. Quattro colpi andati a segno e altri che lo hanno ferito di striscio in più parti del corpo. Il colpo mortale ha raggiunto Francesco De Florio De Grandis alla nuca, provocando gravi lesioni interne che hanno portato alla morte immediata l’ex imbianchino e pittore. È il quadro che emerge dall’autopsia eseguita ieri, all’ospedale di Chieti, dal medico legale Cristian D’Ovidio, incaricato dalla Procura di Lanciano che per la morte di “Ciccillo” ha indagato il vicino di casa, Amleto Petrosemolo, 70 anni. L’esame autoptico è durato circa sei ore ed è servito a determinare, in modo chiaro, che il decesso di De Grandis è riconducibile alle lesioni provocate da ferite d’arma da fuoco. Il colpo letale è quello che ha raggiunto la vittima alla base del collo. Altri tre proiettili si sono conficcati nella schiena, nella coscia e nel gluteo; altri colpi, infine, hanno ferito di striscio Ciccillo in più parti del corpo. Domani alle 10.30 i funerali nella Cattedrale della Madonna del Ponte.
Come ricostruito dai carabinieri di Lanciano, diretti dal tenente colonnello Vincenzo Orlando, domenica mattina Petrosemolo ha scaricato quasi l'intero caricatore della Beretta calibro 9 addosso al vicino di casa. Tredici i colpi esplosi in via Cipollone, a Santa Rita, come raccontano i rilievi effettuati dalla scientifica. L’indagato, arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili e abbietti motivi, ieri mattina è comparso davanti al gip Massimo Canosa per l’udienza di convalida. Petrosemolo, assistito dall’avvocato Alessandra Cappa, si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Finora non c’è stato modo di incontrare di persona il mio assistito, che si trova in isolamento Covid nel carcere di Lanciano», spiega il difensore, «mi riprometto nei prossimi giorni di incontrarlo in presenza e di valutare con lui la possibilità di essere sentiti nuovamente dal gip». In sede di convalida, intanto, la difesa ha chiesto al gip di valutare, nella scelta della misura cautelare, l’opportunità di collocare Petrosemolo in un luogo di cura e di assistenza. Ma allo stato, come emerso anche dai primi accertamenti, non c’è alcun certificato medico che accerti o segnali particolari patologie o disturbi mentali del 70enne. La stessa difesa sta valutando di effettuare una verifica delle condizioni psicologiche di Petrosemolo, che pare soffrisse di manie di persecuzione e deteneva in casa, regolarmente, diversi fucili e pistole. Al termine dell’udienza, e sciolte le riserve, il gip Canosa non ha convalidato il fermo, come chiesto dalla stessa difesa mancando il presupposto del pericolo di fuga (l’indagato era ormai in caserma), e ha applicato la custodia cautelare in carcere per Petrosemolo. Il 70enne resta quindi nel penitenziario di Villa Stanazzo.