FdI-Lega, partita a scacchi sul candidato di coalizione

Il vertice slitta a lunedì: Carroccio diviso tra equilibri regionali e ambizioni locali Se i partiti si accordano su Bomba anche Paolini e Paolucci possono rientrare
LANCIANO. Slitta a lunedì la riunione, prevista a Pescara, in cui il centrodestra cercherà di fare un buon passo verso l’accordo per i candidati a sindaco nelle principali città abruzzesi al voto in autunno. In provincia di Chieti il grosso della partita si gioca su Lanciano e Vasto, senza perdere d’occhio Francavilla. L’intesa di massima dovrebbe essere modellata sulla divisione delle tre piazze tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza d’Italia, che indicherebbe il portabandiera a Francavilla. Ai due partiti più rappresentativi di area invece andrebbe la responsabilità di esprimere il “trascinatore” chiamato a riprendere al centrosinistra due Comuni un tempo considerati roccaforti del centrodestra.
A Pescara si confronteranno ancora solo le segreterie regionali: insieme ai tre partiti già citati ci sono anche Udc e Cambiamo, che non si sono espressi apertamente sul capoluogo frentano. Qui, come noto, avanti a tutti ci sono Paolo Bomba per Fratelli d’Italia e Danilo Ranieri della Lega. Il compito più difficile appare quello del partito di Salvini, chiamato a una doppia mediazione: da un lato con un cartello elettorale da tenere compatto, e dall’altro con il direttivo cittadino. Nell’ambito di un accordo regionale, la Lega è disposta a “cedere” Lanciano a Fratelli d’Italia; ma la scelta non piace in ambito locale, e non l’ha digerita neanche Nicola Campitelli, assessore regionale di riferimento.
Così i leghisti lancianesi vorrebbero giocarsi la carta del “nome alternativo”: non cedendo tout-court a Bomba, la segreteria frentana comunque segnerebbe un punto a favore nel braccio di ferro abbozzato con quella abruzzese, che dal canto suo, affidando comunque Lanciano a FdI, potrebbe alzare la posta in altre piazze.
A giocare a favore di Bomba potrebbe essere però la capacità di mettere d’accordo le anime del centrodestra lancianese non rappresentate nel tavolo regionale, e cioè le forze più strettamente civiche. Quella più importante è rappresentata da Tonia Paolucci, che nel 2016 da aspirante sindaco raccolse 4.808 voti, un pesante 22,67% che però si rivelò infruttuoso al ballottaggio, dove si imparentò con Errico D’Amico. La Paolucci, “voce forte” dell’opposizione in municipio, non ha mai escluso nessuna alternativa, e la candidatura di Bomba potrebbe spingerla a rientrare nel centrodestra ufficiale, dove comunque è cresciuta politicamente.
La coalizione compatta spingerebbe probabilmente a rinunciare alla corsa in solitaria anche Filippo Paolini, sindaco di Lanciano dal 2001 al 2011 in quota Forza Italia, all’epoca prima forza politica cittadina incontrastata. Bomba piace inoltre come possibile candidato unitario anche all’imprenditore Donato Di Campli, che non ha mai fatto mistero delle sue ambizioni. Oltre che con i dissidenti pronti ad alzare la bandiera della “scelta locale in piena autonomia”, il centrodestra dovrà comunque fare i conti con il segreto dell’urna, che nelle ultime due Comunali, al di là di simboli e accordi formali, si è rivelato fatale.
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