«Fedeltà e mano tesa fanno di Capovilla un grande cardinale»

24 Giugno 2016

Messa in cattedrale coi parroci della diocesi e folla di fedeli L’arcivescovo Forte ricorda il segretario di Giovanni XXIII

CHIETI. Le sinfonie del cielo sono scese nella cattedrale, ieri pomeriggio. Avvicinano i fedeli ancora una volta allo scomparso Cardinal Loris Francesco Capovilla. Lo vuole ricordare ancora una volta l’arcivescovo Bruno Forte, Capovilla ci ha lasciato lo scorso 26 maggio: «Vorrei far memoria del cardinal Loris Francesco Capovilla attraverso due termini a lui molto cari: fedeltà e rinnovamento» dice Forte «sono le due parole che nella memoria grata e fedele che don Loris aveva di Giovanni XXIII ne compendiavano l’ispirazione profetica: “fedeltà e rinnovamento. Chi è fedele ama. Fedeltà e rinnovamento esigono preghiera ininterrotta».

Capovilla, un uomo che tutti ricordano con devozione e sincerità, un uomo buono che tanto diede a Chieti e che fu segretario fedelissimo di Papa Giovanni XXIII. Molti i cittadini, i parroci della diocesi, i fedeli presenti alla messa in suffragio. C’è anche il sindaco di San Vito che lo ricorda così: «Veniva spesso a Marina di San Vito, all’epoca ero un quarantenne. Con San Vito Capovilla mantenne sempre un legame, andavamo spesso a trovarlo con piacere. Già nel 1994 divenne un nostro cittadino onorario». Un legame con il nostro territorio da sempre conservato, da quando divenne vescovo di Chieti nel 1967 fino al ’71. Una vocazione da sempre guidata da una estrema tenerezza, che guardava verso il futuro come ricorda una sua lettera indirizzata proprio a Forte, nell’ottobre del 2012: «Non si deve parlare di futuro nero, drammatico, forse doloroso anche. Noi cristiani abbiamo solo il diritto di creare la gioia ».

Pastore e guida spirituale, Capovilla raccolse tutto l’insegnamento del Concilio Vaticano II, mantenendolo vivo. Fedeltà e apertura al nuovo, dunque, come ancora ricorda Forte, che definisce “profetiche” e “programmatiche” le parole che il cardinale volle scrivere nell’ “Annuncio della visita pastorale” del 1969, dopo poco più di due anni dal suo arrivo a Chieti: «La parola cambiamento non ci deve far paura né renderci insolenti: non dobbiamo stupirci se molte situazioni cambiano nella Chiesa, al punto di provare dispiacere e angoscia». Porre ponti e tendere la mano a tutte le genti, per pervenire alla pace: questo uno degli insegnamenti dello storico vescovo. Il suo legame con Papa Giovanni non si affievolì mai; così nella “Lettera al Beato Giovani XXIII” nel 2009: «Papa Giovanni: voi siete il santo della mia parrocchia, della mia fede in Cristo Gesù, della mia adesione alla chiesa cattolica, della mia obbedienza ai vostri successori». Ieri pomeriggio continuavano a risuonare le splendide voci del coro della chiesa di Santa Maria Maggiore di Francavilla, diretta dal maestro Stefano Di Claudio. Poi un ricordo dell’attuale vescovo di Isernia, don Camillo Cibotti. Ieri c’era anche lui: «Lo ricordo come una figura paterna, vicina ai bambini. Anche per questo mi ritrovo nella parole di Forte. Quando sono stato ordinato vescovo si commosse per il ricordo che aveva di Chieti».