Femminicidio, città divisa sulla sentenza

8 Luglio 2018

Ortona. Marfisi condannato a 30 anni. Di Muzio: c’aspettavamo l’ergastolo. Monsignor Cipollone: non c’è giustizia senza perdono

ORTONA. «Leggeremo le motivazioni, ma sicuramente siamo rimasti anche noi molto perplesse». Così la presidentessa del centro antiviolenza Donn.è, Francesca Di Muzio, commenta la sentenza attraverso cui Francesco Marfisi è stato condannato a trent’anni per l’uccisione della moglie Letizia Primiterra e dell’amica di lei, Laura Pezzella. L’associazione ortonese si è costituita parte civile nel processo: un segnale forte, una presa di posizione simbolica «perché la comunità si sente lesa e noi vogliamo stare accanto alle vittime di questa vicenda», spiega Di Muzio.
Si aspettava l’ergastolo per Marfisi, ritenendo che ci sia stata premeditazione e crudeltà nel duplice delitto, una tesi che «abbiamo sostenuto e che è emersa anche dalle perizie», dichiara al Centro la presidentessa di Donn.è il giorno dopo la sentenza. L’omicida, 51 anni, è stato condannato a 30 anni per l’assassinio - avvenuto il 13 aprile 2017 - della moglie e della sua amica, uccise rispettivamente con 26 e 52 coltellate. La giudice Isabella Maria Allieri, dopo un’ora e mezza chiusa in camera di consiglio, ha escluso le aggravanti della premeditazione e della crudeltà. L’associazione Donn.è nel corso di questi mesi ha continuato a rimarcare che si è trattato di un femminicidio, «legato alla dinamica del controllo e del possesso che Marfisi aveva nei confronti di Letizia e che ha visto trovarsi all’interno di questa situazione Laura, che era una sua amica». Sempre la presidentessa Di Muzio, avvocata penalista, aggiunge che «il processo è tutto a carico dell’imputato»: ed è questo un altro dato che Donn.è ha cercato di evidenziare andando oltre quel che si è detto sulla presunta relazione tra Primiterra e Pezzella. «Anche se fosse vero», spiega, «non potrebbe essere una giustificazione al duplice omicidio commesso da Marfisi».
Il lavoro che va svolto è quello relativo alla prevenzione affinché simili fatti non si verifichino più. Ed è ciò in cui Donn.è è impegnata: «Abbiamo potenziato l’attività e la presenza sul territorio, con sportelli che fungono da punti di ascolto e accoglienza per le donne», prosegue Di Muzio. «È emersa la consapevolezza che sul nostro territorio la violenza di genere esiste», conclude la presidentessa dell’associazione ortonese. «E’ un fenomeno che appartiene a tutte le comunità, piccole o grandi che siano».
A commentare la condanna, infine, è anche monsignor Emidio Cipollone, arcivescovo della diocesi Lanciano-Ortona. «Ci atteniamo alla sentenza», dice, «preghiamo per le persone defunte e cerchiamo di recuperare chi è rimasto in vita. Non è con la vendetta che si ottiene qualcosa di buono» è il monito dell’arcivescovo, «bensì con la giustizia, la misericordia, il perdono, la riconciliazione, la possibilità di rinnovarsi nella vita, ovviamente con il rispetto assoluto delle leggi. San Giovanni Paolo II diceva che non c’è giustizia senza perdono e questo porta alla pace».
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