«Ferito alla gola, mi sento miracolato»

Il vigile colpito: ho ripensato a un giovane che morì tra le mie braccia per la giugulare tagliata e sono corso in ospedale
LANCIANO. Il bruciore al collo, il sangue, l’immagine del ragazzo morto anni prima tra le sue braccia per la vena giugulare tagliata. Tanti flash che lo hanno spinto a mettere in moto l’auto senza attendere l’arrivo dell’ambulanza e ad andare da solo al Pronto soccorso di Lanciano. È il comandante della polizia municipale di Fossacesia, Fiorenzo Laudadio, rimasto ferito nella sparatoria di venerdì mattina alla Marina. Dalla pistola di un carabiniere della compagnia di Ortona sono partiti due colpi per fermare Jaw Tabiri Isaac, 28 anni, profugo ghanese che, armato di due coltelli, ha seminato il panico tra gli automobilisti della statale 16 prima di prendere a sassate e distruggere tre auto dei carabinieri e cercare di sparare a un militare dopo averne preso la pistola di ordinanza. Uno dei colpi, di rimbalzo, ha frantumato il parabrezza dell’auto in cui era il comandante e l’ha colpito al collo.
«Due millimetri e sarei morto», racconta Laudadio in ospedale, «il proiettile avrebbe preso la carotide. Per fortuna posso raccontare quello che ho vissuto». E ha vissuto ore di paura e ansia. «Sono stato chiamato dai carabinieri di Fossacesia e Torino di Sangro in ausilio perché cercavano di fermare un folle, armato, sulla statale. Mi sono diretto in via Piane dove c’è la nuova stazione, dove i carabinieri cercavano di fermare il ragazzo. Ero in auto perché aspettavo la chiamata dei militari di Ortona per fare strada. Ho visto il ghanese armato, poi con un coltello ferirsi il braccio sinistro. L’ho visto con una forza sovrumana scagliare le pietre contro i carabinieri e le auto. Era indemoniato. In 40 anni di servizio non ho mai visto una cosa del genere». Ma mentre attendeva i rinforzi vede il parabrezza dell’auto andare in frantumi e sente un bruciore al collo. Mette la mano e la vede piena di sangue. «Ho sentito il calore, visto il cristallo, il sangue», riprende il comandante, «i carabinieri mi hanno detto di aspettare che stava arrivando l’ambulanza. Invece ho avuto un flash: 15 anni prima un ragazzo di 18 anni fece un incidente con la bici e con la testa spaccò il parabrezza di un’auto. Un pezzo di cristallo gli tagliò la giugulare. Ero lì, cercavo di tamponare la vena, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza e invece è morto tra le mie braccia. Un’esperienza che mi ha segnato e mi è tornata in mente. Così ho preso l’auto e mi sono diretto al Pronto soccorso. Mi sono fermato al comando a Fossacesia, ho chiesto a una collega di accompagnarmi, di tamponarmi la gola. Sono entrato in Pronto soccorso e lì il primario, Antonio Caporrella, ha preso in mano la situazione». Controlli, tac con contrasto, esami ematici. «Dagli esami si vede bene», chiude Laudadio, «due minuscoli millimetri e sarei morto. Sono un miracolato».
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